sbarcati su Marte

Ecco s’avanza una strana consapevolezza……

di Antonio Di Giandomenico, da FaceBook, 16 feb.

Due notizie, entrambe apparse sui giornali di oggi, danno la misura della realtà riguardo all’Aquila, alle conseguenze del terremoto, al futuro del territorio colpito.

La prima ci viene dal vescovo D’Ercole, che finalmente ammette, per averlo verificato di persona, che assieme ai danni materiali, alle case e alla struttura architettonica della città, il terremoto ha prodotto profonde lacerazioni sociali; che la coesione della comunità ha fatto spazio agli egoismi e alle manifestazioni peggiori dell’umana belva, e si rammarica, sua eccellenza, della disgregazione delle famiglie, dello sbandamento dei giovani, della mancanza di riferimenti e di spazi sociali. A questa situazione non ha certo dato una mano la chiesa ufficiale, preoccupatissima di incassare quanto più possibile per la ricostruzione delle chiese (giustissima, essendo importanti monumenti della città, oltre che luoghi di culto) , per la costruzione abusiva o quanto meno “tollerata” di spazi sociali a disposizione della caritas, braccio ricco e armato di santa madre ecclesia, ignorando tutto quanto – con sereni sentimenti di laicità e di impegno civile,-  da oltre un anno i cittadini, riuniti in comitati e nell’assemblea cittadina, vanno predicando.

Ben venga monsignore, l’acquisita conoscenza della realtà, ed il conseguente bagno di realismo che anima –oggi- il suo dire e il suo monito, ci aiuti a combattere la battaglia di civiltà che ci vede instancabili questuanti, verso una amministrazione comunale incapace e insensibile, di uno spazio a disposizione dei cittadini, dove possano riunirsi in alternativa ai centri commerciali, dove possano discutere del presente e del futuro, trovare nuove e valide ragioni di nuova coesione sociale, dove cercare la via per ri-costruirci comunità, superando la disgraziata condizione di un popolo lacerato, diviso e disperso. Venga anche lei all’assemblea di piazza, porti la sua sensibilità, le sue ritrovate conoscenze, al confronto con chi, animato magari da sensibilità culturale diversa, ha lo stesso obiettivo da lei enunciato, ritrovare serenità e coesione tra la gente, unione tra le famiglie, e ricostruzione e rinascita della città e del suo territorio.

Le considerazioni svolte sulla presa di posizione del vescovo è una utilissima premessa per dare atto al Presidente Casini di essere l’unico, ripeto UNICO, leader politico nazionale di aver dato una lettura vera, sincera, leale e concreta della  condizione della città dell’Aquila e del suo territorio.

Non ne ha fatto, Casini, motivo di polemica politica: ha altre sedi dove far vivere la sua battaglia di opposizione; non ha inteso strumentalizzare il dramma, ma ha parlato di unità: unità cittadina nella rivendicazione, unità politica nella scelta delle soluzioni.

Questa è cultura di governo, non certo la carità pelosa di chi parla e sparla dell’Aquila e del suo territorio in funzione di altro, di chi parla dell’Aquila, uccidendola di nuovo, come argomento aggiuntivo alla più generale battaglia di opposizione al governo; così come di chi non sa fare altro che magnificare l’operato del governo, relegando il problema a mera propaganda.

Nessuno, incensatore e denigratore, sta parlando dell’Aquila: entrambi parlano di altro, e L’Aquila è un corollario, un ammennicolo per “l’altro”!

Il Presidente Casini ha affermato con nettezza che L’Aquila è un grande problema nazionale, la cui soluzione richiede una comune assunzione di responsabilità, la ricerca di soluzioni che devono essere condivise dalla popolazione e garantite dalla certezza di una legge che definisca modi, tempi, procedure e soprattutto il flusso di risorse necessarie e certe negli anni.

E’ in sintonia con quanto stiamo facendo all’Aquila, con la raccolta di firme, in calce alla legge di iniziativa popolare; ed è in sintonia con quanto sta facendo l’assemblea cittadina, che ha deciso di rinvigorire  la sua attività, sconfiggendo settarismi ed estremismi, chiamando i cittadini ad incontrarsi ancora, evitando di brandire vessilli identitari, con l’impegno comune di ritrovarci tutti sotto l’unica bandiera possibile, quella nero-verde, unione e sintesi di tutte le sensibilità culturali che abbiano voglia di spendersi per la ricostruzione della città e del suo territorio, per la ri-costituzione della nostra comunità.

Antonio Di Giandomenico

Cittadino senza città.

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