.. e basta co’ ‘sto percolato!

(da http://www.3e32.com, 28 gen)

Apprendiamo dai media che Gianfranco Mascazzini, ex direttore generale del Ministero dell’Ambiente, è stato arrestato nell’ambito dell’operazione contro reati ambientali, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli. L’arresto ha coinvolto anche Marta Di Gennaro, ex vice di Guido Bertolaso alla Protezione Civile e il prefetto Corrado Catenacci, ex commissario ai rifiuti della Regione Campania.
La cosa ci riguarda molto da vicino. Forse non tutti ricordano che Mascazzini ha gestito per conto del Ministero il problema dello smaltimento delle macerie, in particolare in relazione alla gestione della ex Teges.

http://www.salviamopaganica.it/public/documenti/2011%2001%2011%20Cava%20Teges%20e%20Macerie.pdf

Ricordiamo bene quando di fronte alla domanda posta dai cittadini “ma non ci sarà rischio di percolato?”, il Mascazzini rispose “e basta sempre co sto percolato! Il percolato mica è per forza una cosa negativa!”. Sarà per questo che a Napoli hanno ben pensato di scaricarlo direttamente in mare. E’ chiaro che a questo punto si rende necessaria una immediata verifica della sicurezza e dell’idoneità del sito ex Teges da parte delle istituzioni locali, prima che il fiume Vera possa essere esposto a contaminazioni.
La cosa che suscita maggior indignazione è il fatto che Mascazzini fosse appena stato nominato commissario in Abruzzo per la gestione dei fondi per mitigare il rischio idrogeologico. Ma complimenti! Chiodi aveva scelto con cura a chi affidare la prevenzione in una situazione delicata come quella abruzzese!

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2011%2001%2011%20Cava%20Teges%20e%20Macerie.pdf

Tra le tante drammatiche emergenze emerse nel post sisma che ha distrutto L’Aquila e il suo circondario ne esiste una che forse meglio di tutte rappresenta l’anima stessa del terremoto, anche in senso filosofico e letterale, la questione macerie.

Per dare una risposta a questo spinoso problema si è cercato di individuare, tramite ordinanza del Consiglio dei Ministri (opcm 3797 del 30 luglio 2009), alcuni siti da adibire a deposito temporaneo e selezione dei materiali derivanti dai crolli; all’epoca si optò per l’occupazione temporanea dell’area della cava ex-Teges in località Pontignone. Una ex cava “a fossa” di inerti mai ripristinata, un’enorme ferita aperta nel bel mezzo dell’agro paganichese.

La stessa ordinanza (art.19 comma 9) autorizzava Vigili del Fuoco e Forze Armate ad effettuare le operazioni di trasporto.
L’unico ancora oggi, il territorio di Paganica sostiene da solo il peso della rimozione macerie di tutta l’area del cratere, mentre il suo contributo alla risoluzione del problema abitativo è avvenuto tramite la realizzazione di ben 29 piastre del progetto C.A.S.E. dove hanno trovato alloggio molti degli sfollati residenti nel comune dell’Aquila, paganichesi e non. Un contributo pesante, sia in termini di espropri di terreni agricoli sia in termini di vivibilità dell’abitato stesso e, paradossalmente, anche in termini di esclusi dagli alloggi del C.A.S.E., più di cento.
I moti di protesta suscitati dal cosiddetto popolo delle carriole che caratterizzarono L’Aquila nella primavera del 2010, portarono la mancata rimozione delle macerie dal centro storico della città sulla scrivania del Ministro Prestigiacomo la quale, incautamente affermò:

<< Entro pochi mesi le macerie saranno solo un ricordo>>.

Queste promesse purtroppo non ebbero un seguito e la cava ex-Teges è ancora oggi l’unica soluzione praticata, un’autentica spada di Damocle per Paganica, una pericolosa enclave nell’unica area agricola irrigabile sopravvissuta agli espropri della Protezione Civile. Nonostante ciò, i cittadini paganichesi già da tempo hanno manifestato la loro volontà di non sottrarsi al problema e di diventare parte attiva alla sua risoluzione, manifestando un bisogno di partecipazione e di coinvolgimento nelle scelte che riguardano il proprio territorio.

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