a proposito di “oblio” e “strade nostre”

di Luciano Bellilaura, (24 gen)

Che si può dire avendo voglia e pazienza di visione critica-comparativa dei tre video seguenti?

1)http://www.youtube.com/watch?v=s5ieY-1U-co&feature=player_embedded
L’Aquila. Le strade sono nostre: strettwiew zona rossa di MediaCrewCasematte (17 gennaio 2011)

2) http://www.youtube.com/watch?v=7T8TQfcyr-M&feature=player_embedded
Oblio 18 di Luca Cococcetta (17 ottobre 2010)

3) http://www.youtube.com/watch?v=3ergtScaPRU&feature=related
Demolizione di un’abitazione pericolante a L’Aquila di www:l’aquilavacanze.it (13 ottobre 2010)

Un sacco di considerazioni, ma una sola pregnante. L’assenza totale d’una coerenza operativa che deriva dalla mancanza totale d’una strategia di recupero reale della polis (città) non più espressa dalla polis (comunità di cittadini), ma da diversi centri decisionali ad altro interessati. Privati e/o pseudo pubblici. Locali o governativi. Spesso, in ogni senso, solo speculativi.
Poi, per gli addetti ai lavori, una marea d’elementi di riflessione sulle tecniche di costruzione utilizzati nel tempo e nei luoghi (zona rossa e periferia), quindi sulle capacità di resistenza delle strutture edilizie al sisma assicurando l’incolumità delle persone. Ad esempio, si veda quella isolabile (con il fermo immagine) al minuto 1,52 del video di Luca Cococcetta. E, nel terzo video, si veda che tipo di ferro d’armatura (tondo liscio anziché ad aderenza migliorata) viene recuperato dalle strutture in c.a. che si “sbriciolano” con il semplice tocco della pinza demolitrice del fabbricato pericolante (?!?).

Rischiando l’accusa di intromissione arbitraria nei fatti aquilani, sul primo aspetto mi permetto d’osservare come l’assenza d’un Piano di Recupero (che è compito della Amministrazione Comunale), per ora, abbia permesso solo il “puntellamento” delle strutture edilizie della zona rossa. Giacché questa necessita d’un progetto serio di conservazione totale dell’impianto urbanistico-architettonico, d’una protezione assoluta da fattori notevolmente distruttivi come il traffico veicolare e da una ripresa-potenziamento delle funzioni non solo residenziali (quindi, produttive, commerciali, direzionali compatibili). Ed il concomitante disinteresse (oblio) degli edifici della “periferia” con il ventre scoppiato (il tamponamento dei piani intermedi) che, ormai, in gran parte, appaiono condannati a testimoniare solo la loro inadeguata nascita (per localizzazione, consistenza e qualità).
Assumendo, invece, sull’aspetto tecnico, la piena responsabilità di giudizio, mi preme obiettare ancora su quella sciagurata demolizione dell’edificio con l’esclusivo recupero d’un mobile, d’una motosega, d’un portoncino e di porzioni dello stipite dell’ingresso. Evidentemente, il “valore” principale dell’esistente era insito solo nell’area. Che proprio l’assenza d’un Piano Regolatore adeguato permetterà di ri-valutare ad altri usi assai più vantaggiosi. Ché proprio la presenza d’una logica meramente tecnicistica ha permesso alle maestranze di fare, prima dello scempio, anche la foto ricordo.

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1 Response to “a proposito di “oblio” e “strade nostre””


  1. 1 adrianodibarba 24 gennaio 2011 alle 18:00

    … nonchè, durante lo scempio di quella costruzione, di documentare e rendere pubbliche, numerose e reiterate infrazioni alle più elementari norme sulla sicurezza dei cantieri edili. E la foto di gruppo è l’ennesimo oltraggio; degno di un safari in Africa


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