impressioni di viaggio

POLVERE NEGLI OCCHI, NEL CUORE SOGNI.

All’Aquila per la collezione permanente contemporanea del Liceo “Bafile”. E non solo…

di Isabella De Stefano, Città della Gioia onlus

Abbiamo accettato l’invito all’Aquila, per il 18 dicembre, ignari che il maltempo e la neve avrebbero spezzato in due l’Italia, ma non l’Abruzzo, terra avvezza ai rigori dell’inverno. Con qualche precauzione, l’antigelo nel radiatore e soprattutto le catene universali di rapidissimo montaggio, ci mettiamo in viaggio. Arriviamo all’Aquila dopo un viaggio tranquillo e comodo, ma non appena siamo in città avvertiamo la necessità di utilizzare le catene, per le sottili e insidiose lastre di ghiaccio che ricoprono le strade.
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Riusciamo a raggiungere il liceo Bafile, in tempo per assistere alla mostra “polvere negli occhi, nel cuore sogni”. L’Istituto è avvolto in un’atmosfera molto suggestiva, il cortile è illuminato da sculture a forma di parabole, che emanano una luce azzurrognola che dà risalto agli imponenti abeti, imbiancati dalla neve.

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Subito dopo visitiamo la mostra di arte contemporanea, ideata e curata dalla prof. Licia Galizia che ha riunito  artisti provenienti da tutta l’Italia in un’iniziativa per la nascita di un Museo Permanente di Arte Contemporanea nella sede del Liceo.

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Il giorno dopo visitiamo il martoriato centro dell’Aquila, in compagnia dei nostri ospiti e di alcuni docenti provenienti da Castellammare e dalla Sicilia,  intervenuti per la mostra.

Constatiamo presto che dall’ultima visita, nella scorsa primavera, non è cambiato molto: gli edifici sono in sicurezza, piazza Duomo è libera dai detriti e c’è un timido segnale di ripresa nella presenza di qualche esercizio commerciale che ha riaperto.

Tuttavia  l’aspetto desolato degli edifici e delle strade semideserte rende ragione delle numerose manifestazioni di protesta contro i ritardi e l’assenza di un piano per la ricostruzione, che dia speranza e prospettive concrete per la rinascita. Percorriamo con un permesso dei vigili del fuoco e da loro scortati una piccola porzione della zona rossa, normalmente interdetta alle persone. Tutta la strada, uno dei decumani dell’Aquila,  è un susseguirsi di palazzi signorili, che, nonostante i danni profondi e l’assenza di vita, lasciano immaginare il decoro, l’eleganza e la vivacità culturale precedente al terremoto. Siamo nella zona universitaria dove si trovano Palazzo Carli sede del Rettorato, Palazzo della Biblioteca, Palazzo Quinzi, quasi del tutto indenne, e ci inoltriamo fino alle chiese di San Pietro a Coppito e San Domenico, gravemente danneggiate.

Cosa si potrà recuperare, in che modo e con quali tempi è impossibile stabilirlo, sono interrogativi per il momento privi di risposte certe. Lasciata la zona rossa, ci dirigiamo in piazza Duomo verso un tendone dove è stato allestito un punto per la raccolta delle firme a favore della legge di iniziativa popolare redatta dai cittadini aquilani. La proposta di legge consta di 20 articoli ispirati da un principio fondamentale che la popolazione colpita da una calamità debba essere direttamente coinvolta nel processo di ricostruzione.

Si ritiene opportuno l’allontanamento di dispendiose figure commissariali e improduttive deroghe nella gestione della ricostruzione, che deve essere invece affidata agli ordinari Enti territoriali, eletti dai cittadini e competenti sul territorio. La legge vuole tracciare un percorso valido in tutti i casi di calamità naturale, purtroppo molto frequenti in Italia, ed evitare le infiltrazioni mafiose, le speculazioni e il clientelismo degli appalti. Condividiamo i principi di questa proposta, ispirata da senso civico, coraggio e determinazione e decidiamo quasi subito di avviare la raccolta delle firme a Napoli, facendoci consegnare alcuni moduli. Siamo onorati di poter offrire un nostro piccolo contributo per una causa così importante, per essere concretamente vicini a tutte le persone che abbiamo incontrato a L’Aquila da quando abbiamo iniziato questo percorso di solidarietà e condivisione.

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Sarebbe un peccato  e un errore enorme deluderli nelle loro aspettative, nei loro sogni, ignorando il contributo che desiderano offrire per la rinascita della loro città.

Sono state 24 ore molto intense, all’insegna di valori quali l’ospitalità nel suo significato più antico, offrire cure e amicizia; il valore di una scuola aperta al nuovo e al territorio, fonte di crescita e promozione umana; il senso civico, inteso come vincolo che lega gli abitanti di una città, fondato sul rispetto e la cura del bene comune, sulla condivisione di valori e ideali da difendere e da trasmettere.

Isabella De Stefano

Città della Gioia onlus

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