ora basta. smettetela di insultare gli aquilani

di Antonio Di Giandomenico (su FaceBook, 7 gennaio)

No, proprio non ci siamo. Non è così che ne usciamo: Da una situazione  partita male, gestita peggio.

Le nostre Istituzioni che si parlano per conferenza stampa!

Ben lo sanno coloro che non passa giorno senza gli osanna all’operato del governo, a magnificare  le  sorti di chi con paternalistico fare enuncia il “ghe pensi mì” nei confronti di una comunità che assiste attonita ai giri di valzer  sulle sue macerie.

E lo sanno meglio coloro che hanno uno ed un solo interesse: esasperare  i toni dello scontro politico per giustificare la loro  esistenza in vita.

Abbiamo sbagliato a cadere in questa trappola sin dall’inizio, e ci caschiamo ancora.

Non è così che si affrontano i problemi della nostra comunità.

Passa sotto silenzio lo scempio dei diritti, in questa città: il diritto alla sicurezza, innanzitutto, in violazione del quale si sono perpetrati furti di ogni genere: in quel centro storico che  per poterlo rivedere i cittadini si son dovuti armare di pazienza e carriole, in quel centro si sono compiuti ogni genere di furti; hanno rubato pietre e capitelli, testimonianza di otto secoli di storia, hanno  violentato le case, le intimità dei cittadini e delle famiglie, rubando ogni cosa, addirittura presentandosi con organizzatissimi mezzi  e squadre di lestofanti all’uopo organizzate.

E’ ormai noto, e avvolto dalla più nera rassegnazione, il fatto che la malavita organizzata banchetta in città  sin dalla lontana notte del 6 aprile, con cricche  insediatesi  anche con l’uso spregiudicato di prestanome,  mogli e suocere ultracentenarie, titolari di imprese grandi e piccole.

La  ricostruzione, non è guidata dalla saggia mano dei titolari di responsabilità istituzionali, ma vive nella rassegnazione e nell’abbandono, vive preda ambita del malaffare e della spregiudicatezza di coloro che non hanno vissuto il terremoto come un grandissimo dramma ma solo una grande occasione  di lauti guadagni.

Vogliamo parlare della regolarità nelle assunzioni di un numero sempre più crescente di manodopera proveniente dai paesi meno sviluppati? o sottolineare i disservizi che una amministrazione comunale preda della normalità burocratica distribuisce ad una popolazione ormai, incapace di reagire e di indignarsi?

A fronte di queste grandi calamità, che fanno più danno del terremoto, le nostre istituzioni non dialogano, non concordano azioni e linee di intervento. No: Fanno conferenze stampa, si insultano a vicenda, e insieme insultano i cittadini.

Così, mentre il Presidente della regione, con sicumera degna di altra condizione insulta una intera categoria di professionisti, gli ingegneri aquilani, rei di avanzare critiche a  provvedimenti di difficile lettura e di assoluta inefficacia ai fini della ricostruzione, gli amministratori comunali non fanno altro che dichiarare ogni giorno alla stampa che all’Aquila c’è qualche problema, sfornano elenchi  di disagi,  lontani una vita dalla prospettazione di una benché minima soluzione.

E in mezzo stanno i cittadini, sta una comunità dispersa e relegata al ruolo di gregge da guidare verso mete fuorvianti, da spolpare,  in quello che le resta di risorse, da turlupinare  al ritmo della vuota propaganda politica, costretta, se vuol campare o almeno sopravvivere, a schierarsi con chi magnifica quel che fa, o con chi quotidianamente denuncia   inadempienze e mancate scelte.

Ben altro destino toccherebbe se si avesse una classe dirigente, e persone rispettose dei ruoli istituzionali:

Il 2011 si è aperto con la vergognosa riproposizione di un nuovo e inutile scontro  dentro al quale persino i protagonisti apparivano venuti da Marte.

Può un parlamentare di lungo corso non sapere che una variazione ad una norma che incide sul bilancio, fatta il 30 dicembre, ha bisogno di tempo e “successivo atto”, per trovare la indispensabile copertura?

Il parlamentare di cui sopra è persona attenta e accorta, e lo sa bene! E allora, perché si fa trascinare nella sterile polemica da chi aveva ed ha necessità di apparire sui giornali alla fine dell’anno, non importa per dire cosa?

Basta!  cari signori:

Per umana comprensione smettetela di insultare gli aquilani, smettetela di succhiarci il sangue per soddisfare la vostra voglia di apparire, di incensarvi quali paladini di noi tutti e di denigrare il vostro dirimpettaio che governa altre e pur vitali istituzioni.

Smettetela, vi scongiuro! E se non sapete fare altro, state zitti, tanto per noi aquilani non cambia nulla.

Se non siete in grado di capire che la vostra divisione strumentale ed assurda, diventa terreno fertile di chi non vuole una reale rinascita della città e del territorio;  di  chi ha interesse  alla vostra assurda divisione perché è  lì  che si insinua il malaffare e la prepotenza mafiosa: è da lì che si perpetua l’immobilismo nel quale rovina la città, ben oltre il terremoto.

Reagisca a questo stato di cose la POLITICA, quella vera e di servizio, quella che non guarda al posto che si occupa,  o che si  prenota, in Parlamento o in altro scranno comodo e ben retribuito,

Si rispetti il luogo e la funzione di ognuno, degli eletti e non dei  rancorosi  trombati dagli elettori!

Si incontrino le istituzioni e si decida insieme, tra loro e soprattutto con i cittadini, a nome dei quali, in queste condizioni, a nessuno, ripeto nessuno,  è permesso di  parlare

Antonio Di Giandomenico

Cittadino senza città

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