il cantiere di San Bernardino

Il cantiere di San Bernardino a L'Aquila di Angela Ciano su “Terza Pagina” 

Con il sisma del 2 febbraio del 1703 subì danni gravissimi e i lavori di restauro iniziarono dopo appena cinque mesi da quel drammatico evento, ma per terminare l’intervento ci vollero circa settanta anni. Per la basilica di San Bernardino, uno dei monumenti simbolo della città dell’Aquila costruita a cavallo tra il XV e il XVI secolo con i soldi dei cittadini e per questo ancora oggi di proprietà del comune, gravemente danneggiata anche dal terremoto del 6 aprile 2009 la storia si ripete ma con un lieto fine visti i tempi e i mezzi tecnici di cui si dispone.

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Perché l’intervento di restauro iniziato nel mese di dicembre 2009 grazie ad una collaborazione e sinergia tra il provveditorato alle Opere pubbliche Lazio- Abruzzo e Sardegna e la soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici per l’Abruzzo farà si che nel giro di pochi anni, si spera al massimo quattro per un importo di 8 milioni e 700 mila euro, la basilica possa tornare agli antichi splendori.

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“E’ un recupero vero e proprio – spiega il soprintendente Bap Luca Maggi – che non può essere paragonato agli interventi di messa in sicurezza fatti sugli altri monumenti. Anche perché questo è il primo intervento di restauro iniziato sul patrimonio monumentale aquilano e questo primo e importante lotto sarà chiuso entro il mese di marzo del prossimo anno” e con soluzioni innovative. La zona maggiormente danneggiata dall’evento sismico è sicuramente quella che riguarda la grande cupola settecentesca, che presentava ampie zone di crisi al limite del collasso, e il campanile, in parte crollato, su cui si intervenne con opere di messa in sicurezza provvisorie nei giorni immediatamente successivi al sisma; gravi danni si sono poi riscontrati sulle altri parti dell’edificio ed in particolare su tutta la navata e le cappelle del lato sinistro.

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Con i primi interventi di messa in sicurezza sono stati effettuati anche quelli inerenti il recupero vero e proprio che per quanto riguarda la cupola è stato suddiviso in tre fasi: la prima, la più pericolosa per l’incolumità degli operai, è stata effettuata dall’interno ed ha riguardato una sigillatura delle lesioni dell’intradosso con malta con caratteristiche tixotropiche “spruzzata” con un mezzo meccanico munito di braccio telescopico e lancia posizionato sotto la struttura e telecomandato. Subito dopo si è passati alla seconda fase che sta prevedendo un intervento generale di consolidamento, di rimozione e successiva sostituzione delle lastre in piombo della copertura esterna e del sottostante rivestimento in mattoni. Nello stesso tempo si sta procedendo a riparare le macrofratture e a posizionare il primo strato di fasce in fibre disposte secondo i paralleli della cupola per poter mettere tutta la struttura in sicurezza e poter intervenire nel restauro dall’interno. “Interventi analogamente importanti si stanno effettuando sul tamburo – continua Maggi – e nella lanterna dove proprio per la presenza dei ponteggi, evento che capita ogni trecento anni a seguito degli eventi sismici che colpiscono questa città, stiamo effettuando la sostituzione dei legni”.

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Nel resto della struttura si è proceduto con la messa in sicurezza di alcune murature delle navate laterali e per sostenere le volte lesionate delle cappelle laterali “Altri importanti interventi – spiegano i tecnici del provveditorato alle Oopp – si sono resi necessari laddove si sono verificati danni più o meno rilevanti al sistema di copertura e smaltimento delle acque; qui si è provveduto a ripristinare o a sostituire le parti danneggiate in modo da impedire la prosecuzione dei percolamenti d’acqua negli ambienti sottostanti e quindi arrestare anche il processo di deterioramento dovuto a questi fenomeni”. Naturalmente molto importante è stato l’intervento di sistemazione di ponteggi multidirezionali che, oltre alla zona sottostante la cupola, ha riguardato anche la navata principale con lo scopo di rendere sicura tutta l’area ma anche per permettere operazioni che altrimenti non si sarebbero potute realizzare, come per esempio il restauro del bellissimo soffitto ligneo dorato realizzato tra il 1587 e il 1606 dall’intagliatore Bernardino Mosca da Pescocostanzo. Su questa opera dopo aver rimosso tutti i detriti ed i materiali di scarto depositati nel corso del tempo al di sopra delle strutture lignee, si è passati al trattamento protettivo delle travi reticolari, alla sostituzione di tutte le pendagliature di ancoraggio del soffitto alle travi stesse ed infine al trattamento del legno con prodotti utili ad impedire l’attacco degli insetti e dei funghi.

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Naturalmente tutti i tesori d’arte che la basilica di San Bernardino custodiva tra cui le spoglie del Santo morto e L’Aquila il 20 maggio del 1440 e qui seppellito per sua volontà, un paliotto in ceramica di Andrea della Robbia, numerose opere dello scultore rinascimentale Silvestro dall’Aquila e del pittore seicentesco Girolamo Cenatiempo, sono state portate in salvo oppure, dove non è stato possibile, messe in sicurezza. “L’eccezionale evento sismico che ha colpito L’Aquila così duramente – conclude il provveditore aggiunto per l’Abruzzo Giancarlo Santariga – ha provocato danni gravissimi al suo patrimonio monumentale. La basilica di San Bernardino anch’essa fortemente danneggiata potrà tornare agli antichi splendori in un arco temporale ragionevolmente breve grazie agli sforzi progettuali e finanziari che stiamo mettendo in campo e che richiederanno anni di impegno delle migliori capacità professionali ed imprenditoriali”.

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