aqr1, aqr2 …. volevate le c.a.s.e. urbanizzate?

(da “il Centro)

Si stanno spartendo la città. I comitati civici hanno lanciato il sasso nello stagno dieci giorni fa. Ora, sulla scorta del dossier di Marianna De Lellis «L’Aquila in Fondo, cronaca di una speculazione annunciata», emergono nuovi particolari. L’obiettivo della finanza immobiliare, che ha messo gli occhi sui palazzi del centro storico e su 4 progetti definiti strategici, tra cui uno che riguarda interventi sul progetto Case, è comprare e rivendere immobili. Nel mirino la Europa risorse sgr.

OLTRE GLI AFFITTI. Il fondo immobiliare Aq, che ha acquisito 300 appartamenti da 25 imprese edili aquilane per un’iniziativa «etica» avviata in sinergia tra Europa risorse e la Carispaq, (e il supporto di Fimit sgr, Fintecna, Enasarco, Enpals e Inpdap) sta diversificando il suo intervento che è passato già alla fase 2. Infatti, con la creazione di altri due fondi, la creatura di Antonio Napoleone, pescarese sposato all’Aquila e con esperienze decennali all’estero, punta a intervenire direttamente sulla ricostruzione. Le persone che stanno negli appartamenti del fondo potranno viverci per un periodo minimo di 18 mesi, fino a un massimo di 36, prorogabile fino a 60 mesi in casi eccezionali. Fondo Aq dura sei anni e ha un patrimonio complessivo di circa 100 milioni. È nato con la benedizione della Protezione civile che l’ha inserito anche nelle ordinanze. È proprio così, come sottolinea il comitato 3e32, che il fondo è sbarcato in città.

Che fine fanno le case? La società ha 3 anni a disposizione, che si possono estendere a 5 in alcuni casi eccezionali. Al sesto occorre trovare chi ricompra queste case. Quasi certamente non saranno gli aquilani a ricomprarle. Ecco, allora, l’ipotizzato sbarco di altri soggetti, la cosiddetta «ricostruzione privatizzata» denunciata dal dossier. Gli aquilani che vorranno restarvi potranno farlo, ma soltanto attraverso il meccanismo di subentro della Fintecna che rileva immobili con danni strutturali gravi sui quali ci sono dei mutui.

I QUATTRO PROGETTI. Un’interrogazione parlamentare dell’Italia dei Valori ha denunciato, due giorni fa, che dietro a queste spa che sono interessate ad acquisire il patrimonio immobiliare della città devastata si nascondono società con sedi nei paradisi fiscali. Non pare difficile, poi, acquisire immobili, se è vero, com’è scritto nel dossier firmato De Lellis, che si stanno allargando gli orizzonti a «vere e proprie operazioni di ricostruzione di zone strategiche della città «attraverso l’acquisto di immobili magari svenduti da chi, attanagliato dall’incertezza del futuro, si lascia tentare dalla liquidità. Una ricostruzione privatizzata che si fa largo nelle maglie della legge attraverso le ordinanze, al di fuori di ogni controllo e sfruttando le deroghe».

La nascita dei fondi Aqr1 e Aqr2 serve proprio a questo. Intervenire sulla ricostruzione «per la realizzazione urgente di interventi di pubblica utilità». I tre «progetti strategici» per L’Aquila sono «nel centro storico, con alcuni edifici in corso Federico II, su un’area del Progetto Case per completarla e farla diventare un’area integrata del tessuto urbano e due grandi progetti strategici, il campus universitario Reiss Romoli e il recupero dell’area di Collemaggio».

Insomma, Europa risorse corre veloce. Secondo quanto scritto nel libro «Il diritto pubblico dell’emergenza e della ricostruzione in Abruzzo», «sul Corso, Europa risorse sta esaminando diversi immobili, da ristrutturare e riaprire velocemente o ricostruire in tempi rapidi per uso uffici e alcune attività commerciali. Il fabbricato più avanzato nelle trattative è l’ex Standa, già opzionato, per il quale si sta presentando la documentazione in Comune». Un altro progetto avanzato è quello di urbanizzare un’area del progetto Case. Già fatti «accordi coi proprietari di un’area confinante», con tanto di proposta al Comune di un «piano di integrazione con negozi, ristoranti, ricettività, scuole, centro civico, piazza, giochi e sport». Insomma, secondo le conclusioni dell’autrice della ricerca e il comitato 3e32, «una vera e propria espansione a macchia d’olio» che sta avvenendo nel più completo silenzio «informativo e politico». Del resto, la società di Napoleone dice di dialogare con Comune e struttura commissariale.

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