c.a.s.e. “diversamente” pericolose

La craniata di Luisa Nardecchia

Quel malaugurato lunedì vi cade dalla finestra della C.A.S.A. un asciugamano che avete precariamente cercato di mettere ad asciugare alla meno peggio, non disponendo di un balcone. E’ sera, fa il solito freddo, naturalmente piove e così decidete di scendere a raccoglierlo: non vi va di lasciarlo lì, fa squallido, fa degrado. In quel momento pensate che è importante non perdere mai il rispetto di voi stessi, la vostra dignità. Vi sentite buonissimi, in quel momento, davvero delle brave persone, mica solo i Veneti sono brave persone, pure voi Abruzzesi. Una scena commovente, sottofondo di violini e fazzoletto.

Scendete le scale, siete soddisfatti, pronti a tutto, in nome della difesa della vostra dignità. E’ sera, fa il solito freddo, naturalmente piove e sapete già che per raccogliere il vostro asciugamano dovrete fare i conti con 4 biciclette parcheggiate stese a terra nel ballatoio, inchiavardate al passamano delle scale più o meno dal 19 settembre e fino a data da destinarsi, presumibilmente ferragosto 2011. Piove, è buio, fa freddo e così, nel passare tra le 4 biciclette, inciampate e sbattete violentemente il vostro dignitosissimo e abruzzesissimo cranio a una trave delle scale…

… … … …. … … … … (I puntini di sospensione si chiamano OMISSIS e servono a suggerire qualcosa che viene detto in quel momento dal protagonista della storia, qualcosa che l’autore, per qualche strano motivo, non vuole riportare) … … … … … …

Al posto dei violini ora sentite le campane e gli uccellini, barcollate, scalpicciate tra i raggi delle biciclette ma restate in piedi come Rocky, non vedete nulla come Rocky, vi viene da dire ADRIANAAAAAAA come Rocky, ma in realtà serrate i denti come Willy Coyote sotto il pezzo di montagna staccatosi dal Gran Canyon proprio sulla vostra testa.

Le ruote delle biciclette girano ancora… Zzzzzzzzzz…. Zzzzzzzzz……  Girano anche altre cose, ma voi vi tirate su, raggiungete il passamano e guadagnate le scale. Trascinandovi raggiungete finalmente il portoncino di casa, entrate, vi buttate sulla sedia, togliete la mano dalla fronte … Porc… …. …. …  Ghiaccio, alcol, cerotto, letto.

Il giorno dopo vi sentite un po’ ubriachi, ma impavidi come Fantozzi dite: “Sentito… NIENTE” e decidete di andare a lavoro. Il corno spuntato sulla fronte esige qualche stratagemma allo specchio: un bel ciuffo di capelli lungo tutto il lato sinistro, matita nera sotto gli occhi. Risultato: sembrate una EMO a cinquant’anni. E in effetti l’umore è lo stesso e le intenzioni pure, manca solo qualche borchia e la scritta Tokyo Hotel.

E così passate tre giorni in questo stato, facendo finta di nulla e meditando il da farsi. Cercate un colpevole. Oscillate tra il desiderio di un confronto a viso aperto e la voglia di un attacco muso duro. Chiedete conto a qualcuno della regolamentazione degli spazi comuni del progetto C.A.S.E. e come risposta ottenete la stessa pernacchia di Totò ai nazisti del film “I due marescialli”. Pazienza. Vi dite che da oggi in poi starete più attenti. “Ogni mattina in Africa una gazzella inizia a correre eccetera eccetera”. E corriamo…  In Africa… Va bene. Ok.

La domenica successiva vi sentite quasi fuori pericolo, ma prudentemente restate ancora chiusi in casa, giocherellate un po’ al pc. Vi imbattete  in 61 commenti di Facebook da parte di alcuni vostri concittadini pruriginosi. Si chiedono se gli abitanti delle CASE pagano le bollette. Si chiedono perché loro sì e le CASE no.

E non capite più.

E la vera craniata è quella.

E l’altra che avete dato alla trave non è niente, al confronto.

E non sapete quale delle due sia più assurda.

L’Aquila chiama l’Italia.

“L’Aquila chiama l’Italia.”

Speriamo che chiama pure L’AQUILA…

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