danni diretti ed effetti collaterali

due notizie pubblicate su “il Capoluogo” di oggi.

due facce, drammatiche e sconfortanti, della medesima medaglia

Nella sconfortante devastazione del centro storico dell’Aquila chiuso a tutti, due operai in un cestello a cinque metri d’altezza con piccoli pennelli colorano di grigio le travi in legno che puntellano un palazzo. Alla domanda sul tipo di intervento in corso rispondono che da un mese questo è il loro impegno, il cui fine è migliorare l’impatto ambientale. Se dovessero farlo per tutte le travi che assicurano, cinturano e stabilizzano le decine di palazzi seriamente danneggiati nel centro del capoluogo, forse non basterà loro tutta la vita.

I NUMERI – L’attività dei due addetti sembra simboleggiare quanto sta avvenendo nell’area del terremoto del 6 aprile 2009, quando alle 3.32 una potente scossa devastò la città e un’ampia area della provincia causando 308 morti, duemila feriti, 65mila sfollati danneggiando seriamente 1.700 monumenti. Da allora, si è aperta la fase dell’emergenza, cui ha provveduto efficacemente la macchina imponente della Protezione Civile. Una volta, però, che gli uomini di Bertolaso hanno smobilitato, la gestione ordinaria accusa forti ritardi e gravi problemi. Se 41.121 persone sono state assistite tra l’Aquila e i 55 comuni del cratere, non si è invece ancora aperta la fase della ricostruzione.

L’EMERGENZA NON E’ PASSATA – Autonome sistemazioni, moduli abitativi provvisori (Map), strutture ricettive e caserme hanno assicurato un tetto a chi la casa non l’ha più o non l’ha ancora riavuta, ma nelle “zone rosse” dei centri colpiti dal sisma si è ancora impegnati nella fase di selezione delle macerie o, la maggior parte, mostrano una situazione che è quella del giorno dopo la tragedia. Nello stesso centro storico dell’Aquila a distanza di 19 mesi dal sisma si è appena conclusa la messa in sicurezza degli edifici, oggi impacchettati con cavi, cinghie e fasce. Il Palazzo del Governo con le sue colonne da tempio ellenico, sotto il quale si fecero fotografare Berlusconi e Obama in maniche di camicia, mostra le stesse crepe di allora e forse è assicurato con qualche tubo innocente in più.

Qualcuno sotto la scritta ha sistemato una cometa in legno. Nelle zone rosse di Castelnuovo, Roio, San Demetrio, San Gregorio, Onna, Poggio Picenza, per esempio, la situazione è ancora più desolante. Antonio, 73 anni, si aggira tra le macerie di Castelnuovo e si ritiene fortunato: “Qui abbiamo perso tutto e chissà se la casetta la riavremo mai ma io, mia moglie e le mie due figlie siamo salvi e la casa dell’Aquila, dove viviamo, ci è stata restituita da alcuni mesi, linda e rimessa a posto”. La farmacia di San Demetrio ha riaperto dopo un lungo periodo di chiusura e di provvisoria sistemazione in una casetta in legno dono della Federfarma, ma ora nel piccolo centro temono che il progetto di una centrale biomassa nella vicina piana di San Gregorio, nasconda un futuro termovalorizzatore. Miriam, aquilana, in cassa integrazione dal 6 aprile, fa di nascosto lavoretti a decine di chilometri di distanza. Suo padre ha costruito nel giardino una casetta di legno provvista solo di energia elettrica.

I PROBLEMI DI TUTTI I GIORNI – “Forse vado via, qui non c’é più niente, la sera vai nei pochi bar che hanno riaperto e vedi solo gente che sembra non ci sta più con la testa, stordita, che non capisce”. Troppo poco per i suoi 30 anni. Meno ancora ha la sua amica Federica, sistemata con il marito nel Progetto Case: teme di non riuscire a pagare mensilmente il mutuo per la casa da 120 mila euro che aveva appena acquistato e della quale non rimane che una parete piastrellata sotto il cielo. Dopo un anno la banca le ha intimato di ricominciare a versare le rate. Viviana Sidoti ha perso il padre, i nonni, la casa e l’auto a Castelnuovo. Il suo genitore risiedeva a Roma e dunque non le spetta nulla, nonostante la madre abbia incontrato due volte il premier che l’ha rassicurata sugli indennizzi. Qualcuno nel centro distrutto del capoluogo ha sistemato un cartello sul quale campeggia una scritta ultimativa e tragicomica: “Pompei”. Ma forse ancora più triste è l’aumento del turismo della tragedia, che ricorda quanto sta avvenendo ad Avetrana: in tanti vengono all’Aquila per aggirarsi tra le macerie. Molti si fanno fotografare davanti alle foto dei ragazzi morti davanti a ciò che resta della Casa dello studente.

di Francesco De Filippo (ANSA)

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Sviluppare un programma di supporto psicologico a favore del personale dell’Agenzia delle Entrate in servizio a L’Aquila, indirizzato alla gestione della situazione post-emergenza, connessa all’evento sismico del 6 aprile 2009. Questo il nucleo del protocollo d’intesa siglato oggi, 5 novembre, dal Direttore Regionale delle Entrate, Rossella Rotondo, e dal Direttore Generale dell’ASL 01, Giancarlo Silveri.

L’accordo prevede, essenzialmente, l’avvio di una collaborazione volta ad agevolare la costituzione di un centro di ascolto psicologico a disposizione del personale dell’Agenzia delle Entrate, affidato ad un Nucleo Operativo composto da psicologi della ASL e coordinato dal Direttore della Salute Mentale dott. Vittorio Sconci, con il compito di valutare i bisogni emergenti, pianificare l’intervento, raccogliere e valutare i dati dell’attività.

Tra gli obiettivi, individuare e monitorare che tipo di impatto emotivo l’evento sismico ha avuto sul personale dell’Agenzia delle Entrate, ma anche informare sui disturbi post-traumatici, sostenendo e tutelando il personale colpito dall’evento sia individualmente, sia con un lavoro su gruppi specifici, elaborando e normalizzando l’impatto emotivo che l’evento ha avuto su tale personale.

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Post-terremoto-un-supporto-psicologico-pere-il-personale-dell-Agenzia-delle-Entrate

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