l’infinito silenzio dei cortili

di Francesco Orifici

Nonostante presumibilmente questa sarebbe stata l’occasione “legale” e autorizzata per poter finalmente scattare delle foto in “Zona Rossa”, anche questa volta era prevalsa in me la tentazione di fare solo il mio “lavoro” e di utilizzare la macchina fotografica dell’Organizzazione, senza neanche tirare fuori dallo zaino la mia.

Eppure era pronta , da almeno una settimana, con la batteria carica, la scheda di memoria vuota e tutte le lenti ben pulite. Ma forse lo era da un anno e mezzo, lo era tutte le volte che ero stato a L’Aquila e avevo sentito il richiamo di quelle piazze e quei vicoli di cui ancora sentivo i profumi, quello della falegnameria Aleandri, quello del calzolaio a Piedi Piazza, del forno di Trippitelli o del pecorino del mercato di Piazza Duomo.

Non so se una sorta di pudicizia è stata in tutto questo tempo maggiore della paura di vedere perduti tutti i miei ricordi di bambino, ma se non avessi sentito al telefono Adriano, forse anche questa volta la mia Canon sarebbe rimasta nello zaino e mi sarei accontentato di vedere le foto scattate da altri.

Ho uno strano rapporto con la Fotografia, scatto foto per giorni, poi magari per sei mesi lascio tutta l’attrezzatura inutilizzata; poi, ogni tanto, sento che qualcosa si sveglia dentro di me e mi dice di andare a cercare il bello in quello che mi passa attorno e di fissarlo per sempre, rendendolo visibile a tutti.

Forse il punto è proprio quello: per me non c’è Fotografia se non c’è ricerca ed esposizione del bello, dunque come si fa a cercare il bello là dove si è consumata una tragedia?

Non conosco altro modo di fotografare e tutti i più grandi fotografi che mi hanno sempre attratto con le loro immagini, anche se in corso di reportages in territori di guerra o nei peggiori disastri naturali, hanno sempre mostrato la realta’ secondo i loro personali canoni di estetica. Cercando ed esponendo , per l’appunto il bello, o creandolo per quanto possibile, con espedienti tecnici.

Non ne sono mai stato capace in tutti questi mesi, lascio a voi giudicare il lavoro che ne è uscito fuori, dal camminare in una città deserta e innaturalmente silenziosa, in cui gli unici frequentatori sono i cani che ho incontrato per strada ed i gatti che si godono l’infinito silenzio dei cortili.

Tutte le foto sono visibili nell’Album “Click Days”

album.php?aid=86238&id=1568350028

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