domande oziose

Ogni volta che, come quest’oggi, viene resa pubblica la riapertura di qualche porzione della Zona Rossa, mi si ripropone una serie di domande alle quali non riesco a dare risposta.

Sarei ben lieto di ricevere da qualcuno “informato dei fatti” o “addentro alle cose”  qualche risposta o anche solo di essere pubblicamente tacciato come sciocco o inutile seccatore, di fronte a “ben altri” problemi che affliggono la città e i suoi abitanti.

Ho più volte espresso la mia convinzione che la riapertura rapida e completa del centro storico della città (meglio, dei “centri storici” della città), la mancata eliminazione delle assurde chiusure delle sue strade da parte di militari in assetto da combattimento, delle minacciose transenne e dei roboanti divieti d’accesso, rappresenti un ostacolo enorme all’avvio degli interventi di recupero edilizio, economico e sociale, insomma alla ripresa della vita della città.

Credo che il non poter accedere alle strade  e ai luoghi, il non poter “mettersi davanti” agli edifici che hanno ospitato case, attività, luoghi della socialità collettiva, spazi dei sentimenti individuali, costituisca un mortificante ostacolo alla ricostruzione; che fiacchi qualsiasi volontà di mettersi all’opera per sgomberare, ripulire, recuperare, riattivare, ricostruire qualsiasi cosa, “rimettersi in gioco”.

Questo stato di cose impedisce nella gente che viene “tenuta fuori”  lo svilupparsi di altri sentimenti positivi quali l’abnegazione, la solidarietà, la compassione, la compartecipazione e qualche volta perfino di sentimenti discutibili quali l’invidia, per le sorti toccate agli altri, o verso gli sforzi fatti dagli altri per “riprendersi” la vita e la città.

E ancora. Impedisce di “far vedere” anche fuori della città (ai suoi cittadini lontani, vecchi e nuovi migrati, ai curiosi cittadini italiani e stranieri interessati alle sorti di questa città e dei suoi beni storici, ambientali, culturali), quello che si sta facendo, giorno dopo giorno,  per “riaprire”, per rinascere.

E allora, mi tornano in testa, ripetitive, le stesse, vane domande alle quali non riesco a dare risposta.

Quali sono i motivi “reali” per i quali non viene eliminata la Zona Rossa o, quanto meno, radicalmente ridimensionata e ridotta alle sole aree nelle quali persistono reali minacce di crolli imminenti?

Se vi sono ancora aree di questo tipo, perché, dopo 18 mesi dal terremoto, ancora non si provvedere a eliminarne le cause incombenti? Si sta operando quotidianamente per fare ciò? E se sì, da parte di chi, con quali risorse, con quali “regole d’ingaggio”, con quale cronoprogramma?

Se la ragione della estesa chiusura del centro storico (dei “centri storici”) è la “sicurezza”, l’incolumità delle persone da possibili crolli, è possibile sapere se in questi mesi, nonostante il protrarsi dello sciame sismico, ci sono stati episodi di crolli che hanno coinvolto direttamente le persone presenti nelle zone interdette (vigili del fuoco, militari e forze dell’ordine, tecnici e operai addetti alle operazioni di sgombero, visitatori autorizzati e non, …)? E se ciò è avvenuto, tali episodi si sono verificati nelle zone interdette o anche in quelle “liberate” dalle transenne nel corso degli ultimi mesi in quanto precedentemente dichiarate sicure?

Se la ragione della estesa e protratta chiusura del centro storico è la tutela dei beni e la repressione di atti di sciacallaggio e di intrusione abusiva all’interno delle proprietà private e pubbliche, quanti sono stati gli arresti per questo tipo di reati e quante le denunce per la violazione ai divieti di accesso? E allora che dire delle sparizioni “misteriose” di pietre “storiche”, elementi architettonici, pezzi di case, chiese e palazzi, abbandonati per settimane e mesi ai lati delle strade?  O non è sparito nulla? E allora, dove sono i pezzi numerati, catalogati, archiviati, stoccati in luoghi sicuri? Basterebbe saperlo; dormiremmo più tranquilli.

Perché, nonostante il periodico succedersi delle Ordinanze sindacali che autorizzano la riapertura di alcune strade e spazi del centro storico, non si riesce ad ottenere una organica e aggiornata mappatura della Zona Rossa? Anche su quello che appare essere il sito più aggiornato (?) di informazioni sulla situazione della città, diretta emanazione del Comune e del Commissariato straordinario,

www.ripianificazione.altervista.org

è pubblicata da settimane una planimetria della zona rossa, aggiornata al 19 luglio 2010. Vedere per credere. Incredibile.

http://www.ripianificazione.altervista.org/files/zona_rossa_aq_generale_19_07_10.pdf

E ancora. Perché non viene pubblicato un cronoprogramma delle riaperture degli spazi del centro storico, man mano che procedono gli interventi di messa in sicurezza (peraltro costati sinora oltre 33 milioni di euro)? Esiste una programmazione di questa operazione? E se sì, procede essa di pari passo, o almeno in maniera coordinata, con la revisione dello stato di funzionalità dei sottoservizi a rete? (domanda oziosissima. Risposta altrettanto banale: perché se così non fosse, la riapertura rapida delle strade sarebbe, in un tempo successivo medio-breve, vanificata dalla esigenza di ripristinare, con scavi e nuovi tansennamenti, le reti sotterranee).

Quali logiche urbanistiche, sociali, economiche, tecniche sottendono la scelta delle zone da restituire alla libera circolazione dei cittadini? Da quanto  si desume dalle ordinanze di riapertura, sembrerebbe che alcune di esse avvengano a seguito di segnalazioni da parte di singoli cittadini o per il soddisfacimento di esigenze “particulari”.

E perché, intanto, non sottrarre a quell’odiosa linea rossa tracciata sulle mappe, le aree dove, nonostante l’oggettiva assenza di qualsiasi minaccia di crolli, in quanto libere da costruzioni o essendo spazi intrinsecamente sicuri, si potrebbe accedere per andare a “fare pulizia”, togliere l’immondizia, tagliare le erbe infestanti, tirare su quanto giace  da mesi abbandonato a terra (segnali, insegne, arredi urbani, ecc), insomma fare quelle operazioni minute ma indispensabili per restituire la dignità di una città e di una popolazione?

……

Solo domande oziose?

(Adriano Di Barba)

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