segnali di fumo dalla riserva indiana

Anche questa mattina, controllando le statistiche di questo blog ho constatato che da diversi giorni e settimane, il numero medio dei contatti  giornalieri si mantiene pressocchè costante, tra i 40 e i 50, e che i “tags” , (che, ho capito solo da poco, sono le “parole chiave” per effettuare le ricerche di informazioni) si ripetono monotonamente da tempo: “macerie L’Aquila”, “ricostruzione”, “puntellamenti”, “zona rossa”….

Queste sono le “parole chiave” che uso anche io, cercando quotidianamente tra siti dedicati, blogs e quotidiani on-line, per sapere se a L’Aquila, finalmente si muove qualcosa, se sono stati aperti “cantieri-scuola”, ridotti gli spazi “off-limits”, avviati “interventi-campione” di ricostruzione, riattivati servizi e attività produttive, riaperti spazi culturali e ricreativi.

Invece nulla: molti dei blog che erano stati creati per tenere accesa l’attenzione collettiva sulla Città non sono più aggiornati da settimane e da mesi; spesso gli ultimi post risalgono a luglio (dopo le manganellate di Roma?) o alla fine di agosto (dopo la Perdonanza e le carriole in corteo?) . I titoli dei giornali locali oscillano tra le inchieste giudiziarie sui crolli e le inaugurazioni di meraviglie, sale e salette parrocchiali, tra le avventure e disavventure delle squadre locali e le incomprensibili beghe tra politici comunali, provinciali, regionali che si azzuffano su tutto.

Nulla più si legge riguardo ai temi che, per diversi mesi, hanno fatto da contorno alla partecipazione sempre più vasta della gente, aquilana e non, in occasioni collettive emblematiche: dall’albero di Natale in piazzetta Margherita fino all’occupazione dell’autostrada, passando per “le chiavi sulle transenne”, l’invasione di piazza Palazzo, le “domeniche delle carriole”, le “cartoline da L’Aquila”, le assemblee del “tendone in Piazza”: il piano di ricostruzione, la tassa di scopo, le esenzioni fiscali, il recupero sociale e urbano delle periferie vecchie e nuove, le attività produttive e la salvaguardia dell’ambiente (residuo).

E poi, dove sono finiti i tanti amici aquilani, vecchi e nuovi, giovani e attempati, che erano assidui animatori di tali eventi e attivi elaboratori di proposte, accesi interlocutori, frequentatori immancabili di quegli spazi e di quelle occasioni?

Scomparsi, in molti; non si vedono e non si sentono più o, peggio, parlano d’altro; riassorbiti dal loro “quotidiano” in via di normalizzazione; appagati, placati o rassegnati dalle soluzioni di vita faticosamente trovate; confermati nella primitiva convinzione che, tanto, da quella situazione “non si sarebbe più usciti, mai più” e nulla sarebbe cambiato….”L’Aquila”, “gli aquilani”, “l’aquilanità”.

Ormai abituatisi o rassegnati a una vita “urbana” frenetica e un po’ dissociata; fatta di ingorghi degni della peggior periferia metropolitana, di degrado edilizio e ambientale, di disservizi di ogni tipo e consistenza, di precarietà di ogni soluzione, in quanto  “emergenziale”.

E poi, invece, sempre più inclini a ritagliarsi i momenti (ore, giorni, settimane) di “recupero” di livelli minimi di qualità della vita, o di “svago”, ma altrove: una serata al cinema a Roma, una visita straordinaria ad una mostra o in una biblioteca a Firenze o Perugia; una breve vacanza con gli amici al mare; una “scappata” per un acquisto importante a Milano.

A chi, parenti, amici, conoscenti mi chiede ogni tanto (sapendo del mio “chiodo fisso”) “…a L’Aquila come va?”, non so più rispondere, tanto sono flebili ormai i “segnali di fumo” che escono dalla “riserva indiana”. In questo, mancando alla “mission” di questo blog che era quella di far sapere, “fuori” e ai “migrati” cosa stesse succedendo, cosa si stesse muovendo “lì dentro”. Perfino molti di costoro, un tempo trepidamente preoccupati per le sorti della città e dei suoi abitanti, ormai evidentemente si interessano d’altro e non chiedono più notizie o non le vogliono più conoscere, intuendo la risposta.

A volte provo a immaginare quali potrebbero essere i titoli delle notizie che mi piacerebbe trovare, accedendo al web  una mattina di queste: “il sindaco, nel corso del consueto “question-time” settimanale, ha annunciato per la prossima domenica la riapertura ai pedoni di Costa Masciarelli e la riapertura al transito di via Fortebraccio che avverrà entro il prossimo giorno 20”; “il Comune informa che, ad oggi, le macerie sono state rimosse dal centro storico al 70%  e che sono alcune centinaia i recinti ufficiali  e censiti in cui sono stoccati i blocchi di pietra lavorata, numerati in attesa della ricomposizione delle facciate” ; “ad oggi sono 32 i monumenti della “lista dei 44” in cui i lavori di ricostruzione sono pressocchè conclusi, grazie alla generosità di Paesi stranieri amici” ; “le attività commerciali e ricettive del centro storico regolarmente riattivate hanno raggiunto il  numero di 450”; “è stata completata la rete delle webcam on line che “coprono”  gran parte del centro storico e che hanno consentito, già da alcuni mesi, di eliminare i presìdi militari e che permettono a chiunque di guardare liberamente, attraverso internet, i progressi che fa la ricostruzione e il ritorno, seppur lento, alla normalità nel centro della città, compreso il tradizionale “struscio” degli aquilani, di cui è stato ultimato la scorsa settimana il consueto censimento bimestrale che monitorizza da mesi gli spostamenti sul territorio della popolazione e delle attività”……

Invece poi, vado su Facebook e trovo un filmatino propagandistico che mostra l’alacre lavorio nel gabinetto del sindaco….

Ma ssì ! … che mi angustio a fare?    Tanto lo so: L’Aquila resta lì, come sempre. Immota manet….

(Adriano Di Barba)

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