tutti matti per L’Aquila

di Alessandro Tettamanti, su “il Manifesto”, tramite http://www.eddyburg.it

Guardando la facciata della Basilica di Santa Maria di Collemaggio simbolo della città dell’Aquila, leggermente nascosto alla sua sinistra, sorge il complesso dell’omonimo ex ospedale psichiatrico costruito tra il 1902 e il 1915. Una vera e propria piccola città sufficiente a sé stessa, uguale concettualmente agli altri manicomi costruiti in Italia in quell’epoca. Un patrimonio storico, architettonico e culturale diventato di inestimabile valore per una città d’arte ferita così profondamente dal sisma del 6 aprile e diventato insostituibile per tutte quelle associazioni cittadine che vi hanno trovato ospitalità. Un tesoro, di proprietà della Asl, che gli aquilani non vogliono perdere e su cui invece incombe un triste disegno: svenderlo con la scusa di tappare una piccola parte del buco della sanità abruzzese.
Il Colle del Maggio
Lo storico aquilano Raffaele Colapietra (comparso in numerosi film e documentari post-terremoo, compreso Draquila di Sabina Guzzanti) scrive: «…il primo Aprile 1932, a cinque mesi, come mio più degno e conveniente soggiorno, fui condotto al manicomio, a Collemaggio dove mio padre era stato chiamato a dirigere un reparto. Ero l’unico bambino in un mondo di adulti, di pazzi e di vecchi, un bambino che andava girando col suo triciclo in mezzo alle ranocchie ed alle papere in una sorta di bonaria e affollata fattoria dove arrivava l’odore acre del fieno della colonia agricola e la fragranza del pane appena sfornato…in quello che era allora un autentico villaggio di un migliaio di abitanti». Entrandoci ora – in quest’area che si estende per 150mila metri quadri, proprietà dell’Asl – pare che il tempo si sia fermato ai tempi che Colapietra descrive. Difficile non rimanere affascinati dallo stile delle maestose palazzine di inizio secolo, un tempo padiglioni della sofferenza, disposti su due lati per dividere la parte maschile da quella femminile. Un tesoro storico e architettonico immerso in una natura rigogliosa: tra gli enormi alberi presenti, dalla quercia al cedro del libano e dell’ himalaya, all’ippocastano, all’abate rosso e bianco, al tiglio, vivono numerose specie di uccelli come l’allocco, la civetta, il picchio muratore e il picchio rosso e altri animali tra cui scoiattoli e ricci.
Quest’area di incantevole bellezza – che ha smesso di essere manicomio recependo la legge Basaglia nel 1991 – è diventata dopo il terremoto, grazie al lavoro delle associazioni che hanno trovato un posto al suo interno, uno spazio pubblico aperto a tutti, tra i pochi spazi di socialità rimasti oltre ai centri commerciali, fondamentale per il confronto di idee e progetti, motore propulsore per la partecipazione dei cittadini alla ricostruzione della città e dei villaggi del cratere sismico. Uno spazio pubblico necessario per dare una speranza al futuro. E a testimoniarlo sono i tanti giovani che da due giorni lo animano arrivando con tende e sacchi a pelo da tutta Italia per prendere parte al campeggio sul tema della giustizia ambientale e sociale organizzato dal centro sociale «CaseMatte». Uno spazio, però, dove nonostante tutto questo pende ancora la spada di damocle di una possibile vendita.


L’Aquila svendesi
Ad oggi quasi tutti i padiglioni presenti – inagibili dopo il 6 Aprile – sono rimasti in stato di abbandono e incuria come del resto alcuni di loro versavano già da prima. Questo nonostante l’assicurazione stipulata dalla Asl in caso di sisma, abbia fatto incassare all’azienda poco meno di 50 milioni di euro lasciando sperare a un pronto recupero dell’area anche in funzione strategica. Invece l’area dopo il terremoto viene inizialmente ignorata. A novembre si saprà che durante i mesi estivi erano altre le intenzioni e le trattative in corso. Invece di restaurare il patrimonio di Collemaggio con un intervento relativamente economico, si stava pensando ad una nuova sede per gli uffici amministrativi della Asl dell’Aquila con un appalto (mai partito) di 15milioni di euro per la cui assegnazione risultano indagati per corruzione vari imprenditori tra cui un ex assessore regionale. A settembre, piuttosto che recuperare gli edifici danneggiati, si decide allora di invadere l’area di container per dare un tetto transitorio, oltre che agli amministrativi, anche ad altre strutture già presenti nel complesso di Collemaggio prima del sisma, come l’unità territoriale dei medici di famiglia, diventati molto importanti dopo il terremoto, e il Centro di salute mentale.
Contemporaneamente, sbarca nell’area il comitato «3e32» che, nato subito dopo il sisma, in cinque mesi è diventato uno dei punti di riferimento più importanti per i giovani della città. E dà vita all’occupazione di «CaseMatte» recuperando l’ex-bar del manicomio lasciato all’abbandono da anni. Da fine agosto intanto hanno già ricominciato a vivere nell’area, ospitati in container abitativi donati dalla Protezione Civile del Trentino, più di una ventina di pazienti del centro di salute mentale fino ad allora rimasti nelle tendopoli.
Nel frattempo, con lo spoil system, la direzione dell’Asl è passata da Roberto Marzetti a Giancarlo Silveri il quale viene nominato col compito di riassorbire il buco che la Asl Abruzzo ha accumulato negli anni. L’area di Collemaggio viene dichiarata alienabile tramite cartolarizzazione per risanare il debito della sanità locale nonostante i ricavati della vendita di quel luogo siano vincolati per legge alla salute mentale. E nonostante altri progetti in tale ambito siano già stati approvati e finanziati. Come nel caso del progetto nominato «Ambiente, arte e salute» per il quale la regione stanziò nel 2006 (allora governata dal centrosinistra) circa tre milioni di euro, progetto che prevedeva un’integrazione multidisciplinare rivolta alla salute intesa come stato di benessere fisico, mentale e sociale e non solo come assenza si malattia o infermità. O nel caso del progetto dell’ «Albergo in via dei matti» che prevede la ristrutturazione del padiglione Villa Edoarda con finanziamento Cipe del 2005, per il quale al 6 Aprile 2009 risultava già affidato l’appalto per i lavori e che ciò nonostante non viene fatto avanzare.
Un attacco politico
I ragazzi di 3e32 che intanto svolgono un’intensa attività sociale, culturale e politica vengono sostanzialmente ignorati e delegittimati anche quando sulla scrivania del manager arriva un progetto, già firmato da altri responsabili Asl, per due borse lavoro già assegnate dalla fondazione Basaglia ai pazienti del centro di salute mentale tramite l’unico soggetto capace di gestire attività lavorative nella zona, e cioè il comitato «3e32». Niente da fare. Il manager preferisce negare lavoro a due persone pur di non riconoscere il «3e32».
Si arriva così allo scorso Maggio quando il popolo delle carriole sbarca nell’ex manicomio entrando in un locale chiuso e agibile e mostrando come non vengano utilizzati preziosi stabili senza neanche una crepa e vengano lasciati abbandonati, ancora stoccati, diversi materiali sanitari. Il manager Silveri va su tutte le furie annunciando lo sgombero di «CaseMatte» e asserendo che il debito della sanità nel frattempo è stato sanato e che gli unici acquirenti di una possibile vendita sarebbero il Comune o l’Università. Ma mentre nessuna trattativa di vendita è ancora decollata, la scorsa settimana la direzione ha deciso che il Distretto sanitario di L’Aquila, da sempre collocato a Collemaggio debba essere spostato a Paganica, in un nuovo edificio di 700 metri quadrati i cui lavori prevedono un costo complessivo di 1 milione e 400 mila euro. Decisione presa senza coinvolgere la cittadinanza, senza sentire il parere degli utenti, delle associazioni, degli operatori sanitari e sociali, e di nuovo con un grande spreco di denaro pubblico. Ancora, dopo il terremoto, si ha la sensazione che invece di riparare con poche spese ciò che c’era, si preferisce costruire ex novo per favorire chissà quali interessi.


Resistere, resistere, resistere
Per questo il prossimo 4 Agosto presso il tendone dell’assemblea cittadina di piazza Duomo, a L’Aquila è previsto un incontro chiarificatore tra vertici della Asl, istituzioni, comitati, associazioni e cittadini per tentare di fare un po’ di chiarezza – forse per l’ultima volta possibile – sul futuro dell’area di Collemaggio. In un documento scritto a tre mani dall’«Associazione 180 amici», il «3e32» e l’«unità territoriale di assistenza primaria medici di base», tutti soggetti che operano nell’area, si legge che l’ex Op «per la sua centralità, il suo valore storico e simbolico, può, se riqualificato, diventare il luogo perfetto per quella salute di comunità necessaria e non opzionale, di una città distrutta nel suo nucleo più profondo, ospitando i Servizi Socio-Sanitari, il Centro di Salute Mentale, il Centro Diurno Psichiatrico, uno Studentato Universitario “Albergo degli studenti”con attività produttive a ricaduta sociale, un Campus Universitario, un Centro per il Sociale e la partecipazione, una Biblioteca Comunale, Laboratori Artigianali-Artistici, il Museo della Mente e del Ricordo, la Scuola di Restauro, l’Istituto Cinematografico ed uffici amministrativi vari». Ma se la dirigenza dell’Asl finora non ha fatto ancora chiarezza sulle sue intenzione, la popolazione sembra d’accordo: Collemaggio deve rimanere ai cittadini e continuare ad essere il cuore pulsante di una città che mai come ora ha bisogno di benessere (basti pensare che dopo il sisma l’uso di psicofarmaci è aumentato del 40%).

Il cuore dell’Aquila, città che forse è ancora in coma, ma che non vuole morire

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