la tv mette a tacere noi terremotati

di Maria Rita Acone, su TusciaWeb.com

Le conseguenze del terremoto sono note con i 308 morti e i 1500 feriti, con più dell’80% del patrimonio edilizio del centro storico inagibile e poco meno del 50% delle abitazioni di tutta la città danneggiate, con le innumerevoli chiese e palazzi storici da ricostruire.

I numeri sono conosciuti, meno lo sono le difficoltà che la città affronta sul difficile cammino della ricostruzione, ancor meno quelle di tante persone che devono superare prove di ogni genere  per riconquistare la casa, il lavoro e la loro città.

Altri numeri da oggi, noti agli abitanti del Cratere, poco agli italiani che forse hanno l’immagine di una città che ha risolto quasi tutti i suoi problemi da ricordare in questo giugno 2010.

Quasi 49mila sono le persone costrette a vivere lontano dalle proprie case. Non sono meno allarmanti i dati per il futuro dell’economia con 1200 attività del centro storico costrette a ripartire in altri luoghi o ancora ferme, con la forte crescita del le ore di cassa integrazione, con i tempi della ricostruzione, anche delle case meno danneggiate, andati oltre le previsioni, con la ricostruzione dei centri storici ancora ferma, con i tanti monumenti puntellati in vista di un futuro del tutto incerto.

I 19 nuovi quartieri sorti in un ampio territorio richiederanno poi ulteriori risorse economiche per organizzarli, integrarli, renderli socialmente vivibili per non correre il rischio di farne quartieri dormitorio, luoghi senza anima.

Una comunità è dispersa e smembrata, migliaia di persone hanno dovuto ritrovare un tetto e dare un diverso assetto alla loro vita.

Ognuno sta cercando in se stesso e negli altri la forza e la determinazione per superare la paura di una terra che ancora trema, per inseguire  la speranza della ricostruzione della casa, della città, della propria vita anche se ciascuno è consapevole che il 6 aprile 2009 ha segnato inesorabilmente  l?inizio di una diversa esistenza.

Ma la città vuole ricostruire e presto, vuole vedere il centro antico vivo, percorribile con la possibilità di iniziare i restauri dei monumenti e la ricostruzione delle case i cui danni aumentano con  il trascorrere del tempo. Se non si farà presto la città storica rischierà di essere abbandonata o di cadere preda di speculatori che non hanno remore nell’approfittare di persone in difficoltà non solo economiche, ma anche psicologiche.

Si è concluso un anno scolastico che ha visto tornare a studiare in città la gran parte dei ragazzi aquilani grazie alla costruzione, a tempo di record, di nuove scuole e alla riparazione di altre lievemente danneggiate. Un anno difficile per tanti bambini e ragazzi costretti, spesso, a un faticoso pendolarismo,ma anche un anno che ha dato la speranza per ricominciare.

Tanti studenti universitari hanno confermato la loro volontà di rimanere all’Aquila, ma quanto durerà questa determinazione se oltre a sedi universitarie e corsi di studio ineccepibili non si fornirà una risposta concreta alle altre necessità del vivere?

Il 16 giugno 2010 i cittadini e tutte le istituzioni locali sono scesi  in piazza per sentirsi uniti, per sentirsi forti, per condividere le emozioni, per essere una comunità vera che le ideologie e le beghe quotidiane non possono dividere perché ne va della vita stessa della città che si vuole a tutti i costi ricostruire.

Non  si chiede l’elemosina, non si tratta di sudditi che rivendicano una piccola parte del raccolto, ma di cittadini consapevoli dei loro diritti e doveri che chiedono con fermezza di essere messi nelle condizioni di poter procedere sull’arduo cammino della ricostruzione di una città d’arte e dei tanti borghi vicini che sono un bene  non solo per gli Aquilani, ma per tutti.

Il 16 giugno si è avverata una speranza di unità che da tempo si faceva strada nei cuori di tanti che da mesi, in ogni modo, cercavano di capire e di far capire, protestavano, lavoravano ogni domenica, scrivevano, pensavano a come la città potesse uscire da una specie di immobilismo che la stava pervadendo.

Una speranza resa realtà da tante bandiere  verdi e nere, colori simbolo dell?’quila, da abbracci, da qualche lacrima nel passare tra i palazzi ingessati,dalla presenza di 20mila persone di ogni età  che insieme, civilmente e fermamente hanno chiesto di poter ricostruire una città e la sua economia.

Nei giorni dell’emergenza si è sentito forte il calore degli italiani e della solidarietà e per questo ci sarà sempre gratitudine.

Oggi la comunicazione che gli Aquilani cercano di dare e di far giungere  agli italiani è come bloccata: la Tv pubblica ha praticamente ignorato 20mila persone. 20mesi cittadini sono stati messi a tacere.

Norme chiare e definite, un programma economico che con finanziamenti sicuri dia la tranquillità necessaria per guardare a un difficile futuro che pur si è ansiosi di vivere, un nuovo modo  per i cittadini di partecipare alle scelte per essere certi che tutto si possa realizzare nella massima trasparenza e correttezza.

Questi sono gli elementi, in fondo semplici, ma fondamentali per riuscire a far rivivere la nostra città.

Maria Rita Acone
medico, archeologo, cittadina dell’Aquila

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