meno verde, più cemento

Le new town di Bertolaso: meno verde, più cemento

di Jolanda Balini da http://www.eddyburg.it 24.05.2010
La ricostruzione posterremoto si inceppa, ma aumentano le voci critiche dei cittadini. su “l’Unità”, 24 maggio 2010

Si è ristretto lo spazio pubblico, quello a verde, quello per i servizi della New Town di Bazzano. Con 21 piastre antisismiche e 1200 appartamenti Bazzano è l’insediamento abitativo più vasta del progetto c.a.s.e, per realizzarlo sono stati espropriati terreni in gran parte agricoli. E, come gli altri del progetto Case, un dormitorio: per rendere vivibile una permanenza che non sarà breve si aspettano i servizi. Maora il decreto 3701 del capo della Protezione civile restituisce al proprietario una fetta significativa del terreno espropriato con il risultato di ridurre gli spazi per i bambini e per gli anziani, per le attività commerciali e sociali. Un decreto che modifica quello dell’agosto 2009, pare, in base ad un accordo preso in precedenza.
E che dà la misura di come il diritto, a L’Aquila, abbia confini molto labili con l’arbitrio. Dal primo febbraio scorso, infatti, Bertolaso non ha più i poteri di commissario che sono passati al presidente della Regione Gianni Chiodi.

Esempio numero due: piazza D’armi, nella parte nuova all’ingresso della città. Esiste un progetto dell’architetto Cucinella per spazi verdi, un teatro, un mercato. Ma al posto di tutto questo , su richiesta di padre Quirino Salomone, rettore di san Bernardino, è sorta una chiesa e una mensa ecclesiastica. Il sindaco Cialente dice: «Si tratta di strutture provvisorie, saranno rimosse quando il complesso di San Bernardino sarà ripristinato». Obietta una militante dei comitati cittadini, Pina Lauria: “La struttura provvisoria è costata 4 milioni, 3 sono venuti dalla Protezione civile, dalle donazioni degli italiani, uno dalla raccolta fondi del giornale il Centro. Quante case si sarebbero potute riparare con 4 milioni?”. Sono due situazioni che raccontano quello che un cittadino aquilano, Piero De Santis chiama, in assemblea: «Lo sfasamento».

“Quelli che non hanno niente da fare”, oppure gli ingrati, o ancora gli abusivi: così la destra benpensante in cerca di visibilità qualifica il popolo delle carriole. Ma sabato, il tendone dei comitati a piazza Duomo è stato teatro di un salto di qualità. Posti in piedi e presenze da grandi occasioni: ci sono il sindaco Cialente, il presidente della Regione Chiodi, il capo dell’unità di missione Gaetano Fontana. Sono lì ad ascoltare gli “ingrati” del Collettivo 99, del 3e32 , di Azzero CO2 che presentano i risultati del lavoro di uno dei “tavoli” in cui si è organizzata l’assemblea cittadina.

Il tema è la ricostruzione sostenibile: L’Aquila deve guardare al futuro: “Sarebbe un suicidio – dice Piero De Santis – costruire oggi con criteri antiquati, in deroga alle norme vigenti. Qui si fa tutto in deroga“. Annalisa Taballone illustra la simulazione sulle 5400 case classificate E, quelle che hanno subito i danni maggiori. «Già adesso – spiega – gli interventi di riqualificazione energetica sono obbligatori e possono essere portati al 55% in detrazione. La nostra proposta è che quella stessa cifra sia assegnata dallo Stato a fondo perduto”. Con a ricostruzione eco-compatibile “lo stato risparmierebbe11 milioni annui e i cittadini risparmierebbero sulle bollette”.
Luca Santarossa, economista, spiega che puntare sulla green economy, significherebbe prendere di petto un’altra delle tragedie del terremoto: «Un piccolo distretto industriale per le energie rinnovabili darebbe un lavoro qualificato a circa mille degli 8500 disoccupati de L’Aquila».

Il confrontocon le istituzioni non è certo idilliaco ma molto civile. Ettore Di Cesare: “Chiodi ha detto a Porta a Porta ‘si procede col dovuto riserbo’. Ma quale riserbo? Abbiamo il diritto di sapere”.

Antonio Perrotti: «C’è un disegno dilatorio e fuorviante”. Luca Santarossa: «Questi incontri lasciano il tempo che trovano. Ci vuole continuità di confronto». Dai rappresentanti istituzionali vengono alcune notizie importanti e alcune aperture. Intanto il calcolo dei costi sulla ricostruzione, per Cialente fra i 18 e i 20 miliardi per l’intero cratere. Per Fontana, solo su L’Aquila, 7miliardi e300milioni.

Il 25maggio è programmato un incontro al ministero dell’economia.

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Bisogna vedere se Tremonti farà orecchie da mercante.

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