libertà e partecipazione

di Ezio Bianchi, 17 maggio

L’Aquila: l’avevano detto all’assemblea di mercoledì scorso a Piazza Duomo: ieri hanno portato le carriole a Collemaggio dove hanno ripulito ed occupato un vecchio laboratorio di falegnameria, pieno anche di materiale sanitario, carrozzelle per invalidi e medicinali, insieme a detriti vari.

Anche materiale di tipografia con cui gli artisti presenti hanno potuto comporre un grezzo manifesto su cartone: LIBERTA è PARTECIPAZIONE, scritto alla rovescia, da leggere guardandosi allo specchio, per capire che è importante partecipare attivamente se si vuole essere liberi: è necessario che ognuno prenda atto della assoluta necessità di coinvolgere nelle iniziative varie altre persone, per le prossime mosse dovremo essere migliaia.

Saranno avviati nei giorni prossimi volantinaggi e riunioni presso i nuovi aggregati abitativi (le new town di Berlusconi) per cercare di chiarire con tutti che la situazione non ci consente di attendere gli eventi: con con la fine di giugno finisce la sospensione fiscale, economia e lavoro non ripartono, non riparte la ricostruzione, da Governo, Regione e Comune nessuna nota positiva, tutto fermo ai “dice che…”, un caos calmo di cui c’è da avere paura.

Finita la cassa integrazione, permane la disoccupazione e la constatazione del degrado crescente nella Pubblica amministrazione locale ove l’emergenza è divenuta la regola, l’evidenza di infiltrazioni mafiose, l’incuria menefreghista dei potenti di turno: la decenza partita per una lunga vacanza, rantola la speranza. L’idea di fare da soli, di organizzare la ricostruzione concentrando tutte le forze nuove nel Parco di Collemaggio, l’ex manicomio in disuso, dove qualche comitato già si è insediato, con il sopraluogo di oggi, diviene più concreta e ciò è evidente negli interventi dell’assemblea tenuta subito dopo nello spazio antistante la falegnameria. Dalla amara constatazione che sarebbe bastato ripristinare subito le 27 palazzine di Collemaggio, che hanno lievi danni , 60 – 90 giorni di lavoro al massimo, per potervi alloggiare già in settembre 2009 un quarto della popolazione sfollata risparmiando i soldi e il disagio per l’invernata negli alberghi della costa, alla conferma da parte di tecnici che esistono tanti altri edifici pubblici agibili, non solo caserme, in grado di far fronte alle esigenze abitative, non utilizzate.

Si sarebbero potuti concentrare a Collemaggio gli uffici pubblici danneggiati e assicurare la ripartenza del centro direzionale di città capoluogo, ma volutamente non è stato fatto per non disturbare il manovratore, la Protezione Civile, favorendo lassismo e qualunquismo se non corruzione: si potrebbe ora insediare qui la casa del cittadino, e questo sarà uno dei prossimi impegni. Qualche lamentela è arrivata anche dagli studenti delle scuole superiori che non riescono ad ottenere dal sindaco alcuna risposta circa gli spazi di cui necessitano per socializzare.

C’è stato chi ha ricordato un po’ di storia del Parco di Collemaggio: una città giardino ove insiste una varietà di piante rare tra cui anche cedri del Libano, voluta per la malattia mentale e ormai dismessa per la legge Basaglia: costruzioni e parco di proprietà della Asl che appetiti strani vorrebbero ora alienare in barba al vincolo previsto per l’utilizzo in prevenzione e cura della malattia mentale.
Tutti hanno convenuto sulla necessità di riappropriarsi del Parco occupandolo con laboratori per la ricostruzione, sedi per i Comitati, per le associazioni, laboratori informatici, piazze telematiche, facoltà universitarie, mostre mercato, laboratori per artigiani, piccolo commercio, studi professionali, medici, foresteria, ambulatori: la ASL dovrebbe rinunciare alla vendita cedendolo in uso al Comune che potrebbe destinarlo alle varie attività. Può la Asl rinunciare alla speculazione?, è ipotizzabile un impegno del Comune per mettere a disposizione dei cittadini gli edifici, che potrebbero essere facilmente ripristinati, e gli spazi?. Per gli aquilani sarebbe ritrovare un centro- città, un cuore caldo con cui tornare a sperare, solo gli amministratori, in tutt’altre faccende affaccendati, quando non sordi, insistono nelle loro paure a vedere e porre difficoltà atte solo a ostacolare qualsiasi realizzazione. I cittadini, anche i più tolleranti, dovranno prenderne atto, prima o poi, e passare anch’ essi alle vie di fatto: chi fa da se fa per tre.
Tocca affrontare, ancor oggi, un dopo terremoto peggiore del terremoto, come diceva Silone.

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