….per far credere

di Adriano Di Barba

Trascorro qualche giorno di vacanza, dopo alcuni mesi di separazione, con  l’amico friulano “ultratrentennale”, conosciuto nel 1976 tra i cantieri del terremoto. Con lui ho condiviso un paio di decenni di lavoro di progettazione per la ricostruzione sia del Friuli che, successivamente, della Basilicata.
Tecnico di vasta esperienza; persona civile e informata dei fatti, sia passati che presenti.
Tante volte, durante altre vacanze, l’ho portato in visita all’Aquila, ai suoi monumenti, in giro per le strade… per ristoranti!

Conosce(-va) la città.

Gli racconto del “nostro” terremoto; della situazione dell’Aquila, adesso: non crede.

Gli descrivo le situazioni, le condizioni, gli avvenimenti, le macerie, i posti di blocco, i “piani segreti di ricostruzione”, gli insediamenti c.a.s.e., gli sforzi dei cittadini che cercano di “prendere in mano” la situazione della ricostruzione della loro città: non crede.

Per un cittadino italiano “normale”, non è possibile credere, se non a quello che è stato tante volte mostrato dalle televisioni, all’ora di pranzo o di cena, con una dirompente capacità persuasiva.

A volte, nel raccontare cose che ho visto, o fatto, personalmente all’Aquila, quasi non credo neanche io che tutto ciò sia possibile, che lì, a un passo dal resto dell’Italia, avvenga tutto ciò.

Mi interrogo sempre più spesso su quale possa essere il “linguaggio” più adatto per far finalmente sapere, per far credere, e per far capire che L’Aquila ha bisogno dell’aiuto di tutti gli italiani.

… Se non sia il caso di inserire la visita alla città, tra i giri “educativi” delle scuole medie superiori per gli studenti maturandi; come la visita agli Uffizi.

(AdB)

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1 Response to “….per far credere”


  1. 1 daniela 24 aprile 2010 alle 23:31

    E’ proprio così, chi non ha visto non crede, dice che dobbiamo avere pazienza, ma se si muovesse qualcosa sarebbe giusto avere pazienza, è solo che tutto è fermo, tutto tace ed il silenzio è diventato pesante.
    Credo sia una buona idea mostrare ai giovani, pochi per volta, la forza di un terremoto di grado 6,3..che cosa può fare e come si sente chi resta, aggrappato solo e soltanto ai ricordi???


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