la speranza

di Anna Guerrieri

In questi giorni si è sentito parlare tanto di significati e di simboli, di azioni, di quelle da fare e di quelle da non fare, di errori, di critiche. Si è sentito, si è letto, si è guardato.

Alla fine dei conti però, per me come persona, quello che conta è il “senso” di quello che si fa in una città come la nostra, così complicata, così congelata, così “rotta”, con così tanti ricordi e memorie.

Talvolta mi sorprendo emozionata ad un pensiero, ad un ricordo, ad una percezione. Mi coglie all’improvviso e senza preavviso. E sento che c’è così tanto da fare, per non perdersi d’animo, per potere ancora fare affidamento sul futuro, con un poco di serenità.

Quella serenità che dobbiamo a chi crescerà qui, a chi sta crescendo qui, ai nostri figli e alle nostre figlie. Ma non solo a loro, la dobbiamo a noi. A tutti noi che eravamo qui il 5 e il 6 aprile. A tutti noi che abbiamo patito, sofferto, temuto.

E allora spazzo via i sussurri politici, e le deduzioni, e le sensazioni che poi tutto si riduca ad un dibattito tra personalismi e vedo di nuovo le persone, che vogliono farcela, che si danno da fare, che passano le ore a confrontarsi, o a sistemare, a camminare e far vivere delle piazze così desolate. Sono le “persone” a portare il sole e il sorriso, con la determinazione di esserci, di parlare assieme, di andare oltre i dissensi, di non farsi cogliere dalla “sfiducia”, dal sospetto.

Che sia raccogliere delle pietre cadute, che sia piantare dei fiori, che sia pulire un parco, che sia allestire un evento culturale, che sia organizzare attività per i più giovani e le famiglie, che sia qualsiasi cosa, questo resta il significato: ri-dare la vita, ri-pensare il futuro, ri-essere cittadini di una città che con la sua struttura sociale, la sua rete umana ha dato giorni e giorni di bellezza a tutti noi.

Ed è per rendere onore a questa tenera bellezza, per ricordare la vita di prima e trarre da essa la forza di condurre la mia vita adesso, che ogni domenica mattina sono a Piazza Duomo.

In questi giorni la mia bambina ha disegnato una lunga striscia, con tanti colori. Dietro sono le case, rovinate e sbreccate. Davanti, in primo piano, i camion con le macerie, il Bibliobus arancione, tante persone felici e una carriola, dei mattoni ordinati. In lontananza dietro le montagne e il cielo azzurro.

Mia figlia ad otto anni mi ha portato in un attimo oltre le parole adulte che si sono inseguite in questi giorni dai giornali alla rete alla televisione. Questo è il significato di queste domeniche, solo questo: la speranza e la fiducia di una bambina.

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