ripartire da L’Aquila

E se ripartissimo dall’Aquila?

di Anna Di Lelio , su “l’Unità”, 10 aprile

Anch’io mi sono chiesta, con Nadia Urbinati, da dove si possa partire per costruire un cantiere della sinistra. Non è così difficile come si pensa, il punto di partenza ce l’hanno davanti tutti: è la mia nativa L’Aquila, una città già vittima del terremoto, poi violata dal governo Berlusconi senza opposizione alcuna della sinistra organizzata, il Partito Democratico in primo luogo. Si può partire da L’Aquila perché lì in questi mesi si è vista un’Italia che sembrava scomparsa, una società civile che si organizza da sola per partecipare, che fa scioperi alla rovescia, che sta per strada invece che incollata ad una televisione demenziale. In breve, si può cominciare da lì perché una sinistra carrierista e burocratica troverà ispirazione solo tra chi la democrazia la pratica per davvero.
È significativo che a L’Aquila i comitati civici indipendenti dai partiti siano gli unici ad opporsi al disegno del governo.

Per i cittadini, la città sepolta sotto le sue stesse macerie e presidiata dall’esercito è vita. Per Berlusconi, è solo il test di un disegno strategico sperimentato grazie all’emergenza, che espande l’appropriazione privata di pezzi e funzioni dello Stato.
Ne fa testo l’uso della Protezione Civile che si è occupata da subito di costruire case permanenti per i terremotati, garantendo appalti agli “amici,” in deroga alle norme, ma anche ai desideri e ai bisogni della popolazione. Senza incontrare opposizione nella sinistra, il governo ha ridisegnato il territorio aquilano come solo i palazzinari sanno fare, ampliando le periferie e abbandonando i centri storici, senza rispetto alcuno per gli standard ambientali e urbanistici, o i costi. Tutto ciò è riuscito grazie ad un’ottima campagna di pubbliche relazioni basata su due pilastri: la soppressione della libertà di espressione nella zona del terremoto, e la creazione di nuove clientele grazie alla libera elargizione di denaro pubblico. Neanche a questo la sinistra ha opposto alcuna seria opposizione, o controinformazione.

C’è da stupirsi se alle recenti elezioni regionali la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane (Pd), sia stata sconfitta dal candidato del Pdl, Antonio del Corvo? Vittoriosa solo nella zona cosiddetta del cratere, la Pezzopane a L’Aquila ha preso più voti con le tre liste civiche che in una forma o l’altra si presentavano «per Stefania» (20%) che con il Pd (16%). L’assenteismo di sinistra non l’ha colpita di più solo perché in molti sono andati a votare per opporre il candidato di destra nativo di Avezzano, una città che da tempo si propone come “anti-Aquila.” Da un anno, gli eletti del Pd a L’Aquila si sono trovati a gestire da soli una situazione di crisi molto al di sopra delle proprie capacità’ e di questo non possono essere rimproverati. Ma perché hanno mai creduto che fosse possibile discutere con il governo da pari a pari? Con il governo hanno negoziato disarmati, perché hanno messo da parte la sola forza di cui disponevano: gli aquilani.

Nei dibattiti su come ricostruire la sinistra, spesso la Lega è presentata come esempio. Loro si che sono bravi, parlano con la gente, armati solo di megafono, e non hanno neanche le Tv di Berlusconi. Per la sinistra, ammettiamolo, è più difficile. Non si tratta di urlare slogan impolitici in dialetto, che fanno subito presa sui bassi istinti del popolo. La sinistra deve guidare l’Italia verso il buon governo democratico.

Torniamo a L’Aquila allora. Chi è per strada, chi fa assemblee, chi spala le macerie, chi protesta contro lo scempio fatto alla città e al suo circondario, chi chiede la ricostruzione subito e con adeguati finanziamenti, è la societa’ civile di cui i politici di sinistra si riempiono la bocca, ma poi non riconoscono. 3e32, Il Coordinamento delle Carriole, Comitatus Aquilanus, Collettivo 99, Anno 1, i blogger Miss Kappa, Stazione MIR, e Trentotto Secondi, solo per menzionarne qualcuno, sono gruppi e individui ricchi di idee e voglia di partecipare.

Sono composti da gente di diversa estrazione sociale, ma includono anche ingegneri, urbanisti, e architetti, professionisti insomma che hanno idee chiare su come ricostruire L’Aquila, dall’assetto urbanistico alla ripresa economica. Hanno prodotto documenti, programmi, e budget. Da questi esperti viene la stessa richiesta dei cittadini in generale: il piano di ricostruzione della città non può essere fatto senza di loro. Non sono ascoltati, perché al governo convengono di più tecnici esecutori.
Queste stesse persone sono state schedate per aver osato lavorare alla separazione delle macerie nel centro cittadino il 30 marzo, violando il divieto imposto dalle autorità, con il pretesto della legge elettorale. Il Pd ha sporto una interrogazione parlamentare. Non basta. Deve andare ad incontrarli, a sentire cosa chiedono e propongono, e dare una scossa al sindaco Massimo Cialente, perché usi il suo nuovo ruolo di vicecommissario per la Ricostruzione da leader democratico, cioè rappresentando la sua gente. Il Pd, e tutta la sinistra organizzata, deve lottare contro la militarizzazione di L’Aquila, e rompere l’isolamento di cui la città e la sua civilissima societa’ stanno soffrendo. Deve fare di L’Aquila una questione nazionale ed europea di legalità, libertà e partecipazione democratica. Insomma, deve creare dal basso, con la società, il governo di domani.

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1 Response to “ripartire da L’Aquila”


  1. 1 Carlo Paravano 10 aprile 2010 alle 22:11

    Gentile Anna,
    lei che e’ competente, potrebbe tradurre e spiegare il video Song of a Citizenche sta in:
    http://www.peterlevine.ws/

    Oppure puo’ indicare dove trovare la traduzione o i sottotitoli di questo video?
    Le sarei davvero grato; forse farebbe capire cosa dovrebbe esserci in agenda.
    Grazie comunque.


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