l’illegalità del fare

di Maurizio Floris (*), 15 febbraio

Tanto tuonò che piovve! Senza falsi pudori posso dire : io l’avevo detto. E l’ho anche pubblicato sul Capoluogo.

La protezione civile e il suo condottiero cadono sull’arroganza, sul voler fare tutto loro, perché loro sono inarrestabili (non fermabili), perché loro vanno a velocità stratosferica, perché loro se ne fregano delle leggi, delle normative, dei tempi della democrazia. Perché loro sono i salvatori della patria, i coraggiosi senza macchia e senza paura, perché loro sono il fare per eccellenza che non può aspettare i tempi dei bandi pubblici, delle regole e delle pastoie della burocrazia.

E così si scopre che i cosiddetti grandi eventi devono obbedire alle direttive della protezione civile (cosa ci entrano poi con la protezione le gare di nuoto, il G8, o i giochi del Mediterraneo non capiamo) perché in mancanza di catastrofi, come si dice, ci si allena: a fare in fretta, a realizzare, sicuramente in tempi brevi, opere galattiche (G8 alla Maddalena) e meno, opere che hanno un minimo denominatore: gli appalti si fanno senza lacci e lacciuoli senza bandi pubblici, con assegnazioni a ditte prestabilite con la compiacenza di progettisti e direttori dei lavori, meglio se parenti, che aumentano la contabilità per permettere la spartizione della torta fatta anche di benefit e regali più o meno importanti.

E’ una macchina oliata che gira a meraviglia, con invischiati personaggi di prima grandezza ai vertici dei lavori pubblici e coperture finanche nella magistratura.

Si sentono invincibili perché protetti dal loro condottiero senza macchia (finora) e senza paura, perché coperti dalla normativa dell’emergenza dove tutto si può fare in fretta e furia senza norme e tentennamenti; l’importante è fare con qualsiasi mezzo, l’importante sono i tempi e non le regole, l’importante è far passare il messaggio: per fare qualcosa sul serio ci vuole Bertolaso, mica Prodi con tutti i suoi problemi di equilibri e discussioni.

A proposito di Bertolaso non mi interessano assolutamente le sue necessità rilassatorie dopo le fatiche e le figuracce ad Haiti: non mi interessano gli eventuali regalucci o benefit che può aver accumulato, mi interessano i fatti e le strategie che lo avevano portato ad un passo da un ministero e ad un passo dall’essere il vero delfino del Presidentissimo.

Chi aveva imposto il cognato alla direzione dei lavori della Maddalena per poter meglio gestire le contabilità fraudolente, mica Prodi o Bersani .. no Lui il fac-totum della protezione civile.

E dire che gli avevano preparato una bellissima macchina a reazione (la Protezione civile SPA) che non doveva più rispondere al Parlamento e che aveva anche l’immunità per il suo capo (forse qualcuno sentiva odor di bruciato).

Ora è caduta la maschera, l’illegalità non sempre premia, la democrazia si riappropria delle mazze e delle regole e sarebbe quasi ora.

Basta con la cultura dell’emergenza, dello stravolgimento di leggi e normative, sicuramente complicate ma fatte per tentare di fermare i corruttori e gli speculatori.

Di questo dobbiamo ringraziare la magistratura che era sotto mirino perché osava perseguire le illegalità del presidentissimo, e non mi si venga a dire che si tratta di giustizia ad orologeria! Quando qualcuno si fa leggi ad personam a iosa solo per evitare e dilatare i tempi dei suoi processi  significa una sola cosa: che sono 15 anni che commette probabili reati e che c’è ancora una giustizia, anche se bistrattata e ostacolata,  che vorrebbe processarlo per conoscere la verità.

Il problema è che questo è un paese dove il padrone di tutte le televisioni può fare il presidente del Consiglio e dove le sue televisioni rappresentano sempre una realtà diversa dal reale .(confrontare le notizie SKY alle sue televisioni, RAI compresa).

Veniamo a L’Aquila.

Che la lezione “Bertolasiana” ci sia di monito: basta con la cultura dell’emergenza, basta con gli appalti facili, basta con le decisioni sbagliate .

Si vadano a controllare tutti gli atti della protezione civile, si nomini una commissione di vigilanza che vada a vedere le carte perché a questo punto “il re è nudo” e lo si può fare : si vadano a vedere gli appalti secretati, le graduatorie delle case, le nomine e i rimborsi, si facciano le pulci alla protezione civile

L’ufficio ricostruzione deve essere tale e non muoversi con la bandiera dell’emergenza.

Basta con lo sperpero di denaro pubblico per puntellamenti per lo più inutili e soprattutto dispendiosi. Basta con l’assegnazione a poche ditte e sempre quelle che dopo nemmeno un minuto dall’affidamento subappaltano tutto il lavoro non si sa a chi. Basta al fatto che le ditte affidatarie si progettano le opere a loro uso e consumo. Basta al fatto che le stesse ditte affidatarie della “messa in sicurezza” si arraffano anche gli appalti della ricostruzione dei centri storici in quanto per prime contattano i proprietari delle abitazioni . Basta con gli incarichi arraffati sul campo dai tecnici volontari della DICOMAC subito dopo il sisma (e dire che i professionisti locali erano incompatibili per le verifiche perché altrimenti avrebbero preso incarichi in fase di sopralluogo). Basta ancora, e chiudo, con chi manovra tutto questo, con una persona sicuramente capace ma che si muove troppo sulla falsariga della protezione civile (e poi c’è qualche giornalucolo che attacca frontalmente l’Ing. Fabrizi).

Attenzione, qualcuno potrebbe farsi male, meglio tagliare qualche testa che far cadere la Giunta.

(*)Maurizio Floris, aquilano, terremotato, ingegnere

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