…questo chiedo

di Anna Guerrieri, 13 febbraio, 21,56
Vivere qua a L’Aquila è difficile. Bisogna ammetterlo. Difficile perchè tutta la nostra geografia interiore è cambiata, perchè le mappe sono state ridisegnate, perchè non siamo (troppi di noi) nelle nostre case, perchè viviamo l’incertezza del divenire e del futuro. Perchè troppe volte ci chiediamo, ci dobbiamo chiedere se ce la stiamo facendo per davvero.Viviamo ogni giorno, affrontiamo ogni giorno l’assenza della nostra città, la sua presenza nonostante tutto, le sue case ferite, le sue fratture e i suoi angoli bui, il suo abbandono, le sue persone che cercano di andare avanti nonostante tutto (la fatica, i ricordi, le mancanze, le perdite, le difficoltà logistiche e lavorative). Cresciamo i nostri figli per cui reinventiamo tutto, luoghi di aggregazione, attività, studi, attenzioni. Lavoriamo e cerchiamo di farlo perchè non si spengano le attività che prima rendevano L’Aquila ricca di vita e vitalità. Lavoriamo e viviamo spesso nell’inquietudine e nella stanchezza.

Ecco, crescere una famiglia a L’Aquila oggi non è semplice. E’ una scommessa e una fatica. Come tutto. Come portare i bambini in Centro per una passeggiata. Come preparare il costume di Carnevale e portarli in Piazza. Come organizzare una festa e non pensare a come era un anno fa. Come dover fare i conti con l’assenza dei punti di riferimento per gli adolescenti. E’ come passare il Natale senza luci e il Capodanno e fare la conta alla rovescia ascoltando i nomi dei comuni del cratere. E’ come passare in via XX Settembre e salutare la propria casa e ricordare ogni palazzo, ogni casa crollata. Saperla e saperne le vite perse. Passarci e ricordare, i volti, i sorrisi, la banalità di una strada.

Vivere qui ha senso per riportare alla vita. Riportare la città intera alla sua vita. E non fermarsi, non accontentarsi dei pochi angoli riaperti. Uscire dal Boss e chiedersi perchè, perchè non si possa andare oltre.

In questi giorni leggere i resoconti delle telefonate intercettate è come sentire il vuoto, il freddo, l’assenza. E’ come sfiorare l’inconsistenza dell’umanità. E’ percepire come tutto possa di nuovo crollare nel disgusto e nella sfiducia. Come se tutto fosse in fondo in fondo inutile. Come se davvero la speranza avesse poco senso. Come se non esistesse una speranza degna di questo nome. Come se il futuro ci sfuggisse.

Invece il futuro c’è. C’è sempre. E non c’è solo perchè lo vogliono i cittadini dell’Aquila. Ci deve essere perchè lo vogliamo noi Italiani. Perchè noi cittadini Italiani dobbiamo volere che una città con secoli di vita e storia, con secoli di cultura e arte e scienza, una città fatta di neve e montagne, di luce radente, di cielo cristallino NON può e NON deve essere lasciata sola e dimenticata. Non può cadere nell’oblio delle sue mura frantumate.

Noi cittadini di un’Italia migliore e più sana, più forte e più vera di quella trascritta sui nostri giornali, dobbiamo tirare fuori la voce e dire che non ci interessano gli sciacalli e le manovrine, le storielle e le telefonatine. NON CI INTERESSANO. E chi crede di depredarci della nostra anima, della nostra essenza non ce le farà MAI.

Ora, come cittadina dell’Aquila, come madre di figli che crescono qui, come cittadina Italiana chiedo con fermezza, alle autorità della mia città, della mia Provincia e Regione, del mio paese QUALE sia il progetto sul Centro Storico della Città dell’Aquila. Quali i tempi di ricostruzione. Quali le strategie. Quali i fondi. Quale sarà il coinvolgimento della popolazione.

Questo chiedo. Solo questo mi interessa. E attendo delle risposte.

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