Italia Nostra per L’Aquila: restauro urbano

(documento a cura di Alessandra Mottola Molfino e Pietro Petraroia)

La presidente della più antica delle associazioni italiane per la tutela del patrimonio culturale, Alessandra Mottola Molfino, e il Segretario Generale, Antonello Alici, hanno scelto Piazza del Duomo all’Aquila e la nuova sede dell’Archivio di Stato per presentare una forte denuncia sull’abbandono del martoriato centro storico e una proposta di rinascita.


La denuncia
L’ottimismo ufficiale ha nascosto il fatto che, come ha dichiarato l’urbanista e consigliere nazionale di Italia Nostra, Vezio De Lucia, “…la ricostruzione è stata impostata come problema esclusivamente edilizio, accantonando la dimensione territoriale, senza un progetto di città. Già prima del terremoto la città contava più di 30 frazioni, ma la costellazione urbana era tenuta insieme dalla forza centripeta di un centro storico di grande qualità estetica e funzionale, che agiva come formidabile contrappeso alla dispersione.[….] La maggioranza degli edifici, anche molti monumenti, sono senza protezione, destinati a un degrado irreparabile.”
La struttura generativa di questa antica città di fondazione, nata a metà del secolo XIII per volere dei Castelli viciniori, è stata colpita nella sua essenza e nei suoi legami con quei più antichi centri che l’avevano generata e nulla finora è stato fatto per ricostituire questa identità, così importante e decisiva per gli abitanti.
Il Consiglio Superiore del Ministero per i Beni Culturali, presieduto da Andrea Carandini ha già denunciato l’abbandono a se stesso del centro storico. Dice il Consiglio nella propria mozione: “… dopo lo svuotamento dell’Aquila il rischio della fine del centro storico è reale. Né la sua riduzione a quinta teatrale e a outlet del circondario può essere considerata una rinascita. Sono infatti i cittadini più che monumenti e mura a fare una città, per cui solo se gli aquilani torneranno nella città, L’Aquila sarà salva.” Nel centro erano concentrate tutte le funzioni pregiate, le istituzioni, circa 800 attività commerciali, lì risiedevano almeno 6 mila studenti. Il terremoto nel centro storico ha prodotto i danni più gravi, determinando il suo totale svuotamento. E dal 6 aprile non si è fatto nulla per riportalo in vita. L’urbanista e socio di Italia Nostra, Pier Luigi Cervellati, ha sottolineato che: “L’abbandono del centro storico e la costruzione di nuove case, le cosiddette new town, stanno uccidendo la “città” dell’Aquila. Ci si sta accorgendo che non c’è stata nessuna ricostruzione ma solo espansione edilizia. I nuovi insediamenti si dimostreranno presto un disastro sociale ancor prima che economico.
Sul centro storico dell’Aquila si lavora nel generale scoordinamento di iniziative (magari benemerite) e di poteri. Le istituzioni non collaborano tra loro !
La parcellizzazione dei molti cantieri privati e pubblici concomitanti ma non coordinati e perfino i lavori di messa in sicurezza possono mettere a rischio altri edifici vicini; inoltre l’entità così estesa e pervasiva dei crolli e dei dissesti può indurre ad interventi ulteriormente lesivi dell’identità storica e neppure risolutivi per la sicurezza. La messa in sicurezza deve procedere di pari passo con i restauri. Attualmente vengono spesso dati permessi di costruzione a privati e singoli proprietari senza riguardo al tessuto urbano che sta intorno,
La complessità e la gravità dei problemi non è commisurata alle competenze e alle risorse organizzative disponibili. Troppo poche sono le vere professionalità di restauro e di protezione dei beni culturali operanti e grave è lo scollamento tra organi statali e locali della tutela e i poteri commissariali.

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La fuga verso le New Town fa pagare al centro storico dell’Aquila un prezzo altissimo: la disgregazione della comunità e dei suoi valori immateriali di convivenza secolare.
Gli abitanti sono scoraggiati e delusi. Nel vuoto di valori identitari che si è creato il loro attaccamento alle opere d’arte simbolo degli antichi valori religiosi delle comunità è diventato ossessivo. Ma al dolore è seguita la dispersione delle opere stesse traslocate in sedi più sicure in fretta e in modi che mettono a rischio il riconoscimento futuro della loto provenienza.
Le banche dati sui beni artistici dello Stato, della Regione, della Conferenza Episcopale Italiana, delle Università avrebbero dovuto essere condivise da subito, ma così non è stato e così non si è ancora in grado di operare. Più del 70% dei beni storico artistici delle chiese sono ancora sotto le macerie e con l’inverno saranno persi irrimediabilmente.


La proposta
Un decreto‐legge speciale
sul centro storico dell’Aquila
è la nostra proposta.
La legge speciale permette di puntare da subito sulla cooperazione, sul coordinamento e sul rigore che solo lo studio attento degli edifici e del complesso urbano possono offrire; e un approccio coordinato ed integrato degli interventi, che possa partire da un’adeguata considerazione degli studi disponibili. Dunque la legge speciale può produrre un quadro di metodo complessivo. Poiché non può essere garante adeguato a questo il solo regime di gestione commissariale, tanto più che i tempi di intervento saranno comunque lunghissimi e le risorse necessarie saranno comunque difficili da reperire.
La legge speciale potrebbe sicuramente ridurre sprechi di tempo, professionalità e risorse finanziarie.
La legge speciale serve a proporre un accostamento delle competenze legislative e regolamentari proprie di differenti livelli di governo, nazionale e locale. Servirà subito a rimettere in dialogo il Ministero per i Beni Culturali e il Commissario, ma anche gli uffici urbanistica del Comune e della Regione.
La legge speciale è lo strumento adeguato a vincolare gli interventi alla cooperazione interistituzionale a partire dalla condivisione effettiva ed efficace degli strumenti di conoscenza e documentazione. Le norme attuali non prevedono reali possibilità di coordinamento (dagli studi, alla tutela, all’innovazione, ecc.)
Non bastano i poteri speciali dell’emergenza, non bastano i provvedimenti dell’urbanistica, non bastano i poteri autoritativi della tutela. E neppure basta la lotta, difficile, alla mafia. La legge speciale apre un nuovo sistema di relazioni istituzionali, per leggere di nuovo valori e potenzialità del territorio e, partendo di qui, eliminare l’assistenzialismo (ove si annida la mafia e si isterilisce la tutela), e programmare lo sviluppo mettendo al centro l’economia della conoscenza e l’internazionalizzazione, dunque l’Università e le imprese che fanno ricerca, a partire dal restauro dei centri storici.
La legge speciale serve a produrre un piano organico, unitario ed affidabile, di restauro monumentale e urbano, che consenta anche ai Paesi stranieri di capire bene su cosa e come intervenire, a partire dalla piena disponibilità – sia detto ancora una volta – di un organico sistema delle conoscenze.
La legge speciale può anche proporre condizioni speciali per coloro che sceglieranno di ritornare a vivere e lavorare nel centro storico. Come dopo la divisione delle due Germanie fu fatto a Berlino per evitarne lo spopolamento: incentivi ai giovani e alle istituzioni di ricerca, ai commercianti e ai professionisti, alle aziende capaci di fare dell’Aquila una città dell’innovazione.
Con quali soldi finanziare questa legge speciale ? La proposta di Italia Nostra è di destinare ai centri storici dell’aquilano le risorse previste per il ponte di Messina. Ma poi occorre impegnarsi a sviluppare le risorse umane e le competenze locali con azioni di aggiornamento e supporto per gli uffici statali e regionali preposti alla tutela del paesaggio e di tutte le tipologie di beni culturali.
Italia Nostra offre le proprie vaste competenze professionali (tutela, urbanistica, conservazione, ricerca scientifica, legislazione, ecc.) per formulare questa proposta di legge speciale. Italia Nostra ha già cominciato fitte consultazioni con esperti interni ed esterni, con i rappresentanti delle istituzioni impegnate all’Aquila e con tutti gli aventi diritto e interesse.


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