non si uccide così anche una città?

Roma, 8 feb – Un centro storico che sarà accessibile tra non meno di 10 anni, macerie non ancora rimosse, nessun consuntivo su demolizioni e puntellamenti, frazioni sovraffollate e senza servizi, come scuole, strade, raccolta rifiuti, depurazione: lo denuncia il Comitatus Aquilanus, nel libro ‘L’Aquila. Non si uccide così anche una città?‘.

“La soluzione immediata del governo – si legge nel libro, presentato oggi a Roma – non è il ricovero in abitazioni temporanee ma il progetto C.a.s.e.: abitazioni nuove distribuite in 20 insediamenti intorno al capoluogo”. Secondo il Comitatus, l’abbandono delle funzioni istituzionali, del centro storico, di un’idea di nuovo assetto urbanistico, ha avuto come conseguenza “lo sconvolgimento dei complessi equilibri di una città e di una comunità condannate alla regressione”.

Altra denuncia del libro riguarda la mancanza di dati sul danno: “Non è mai stato detto – ha spiegato George Josef Frisch, curatore del volume – che il 62,8% delle case del centro storico è nella categoria E, vale a dire inagibile; che gli sfollati sono 53.392, di cui 32.844 residenti a L’Aquila e 20.548 residenti in altri Comuni, e che se, come è stato diffuso dalla Protezione civile il 21 gennaio scorso, circa 22 mila persone sono state alloggiate (12.059 nelle case realizzate dal governo, 6.460 in alberghi, 2.376 in appartamenti e 1.191 in caserme) e circa 28 mila hanno provveduto autonomamente ad una sistemazione, ben 53.392 sfollati sono ancora senza casa. Si è parlato di ricostruzione di case e non di ricostruzione di una città – ha detto Frisch – le macerie sono ancora tutte lì”.

“Il terremoto – ha detto infine Walter Tocci (Pd) – ha fatto emergere il berlusconismo, la grande pianificazione del disordine e una mutazione antropologica che ha prodotto case senza città, periferia senza centro, cittadini senza città, davanti alla tv. Sta però alzandosi un allarme e quello che è stato l’apogeo del presidente del Consiglio potrà diventare la sua buccia di banana”.

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