La partecipazione dei cittadini per la rinascita della città

di Fabrizia Petrei (*), 12 Gennaio 2010

Il drammatico evento che ha colpito la città dell’Aquila ha fatto emergere nel suo significato più profondo il concetto -e l’urgenza- di interesse generale della collettività, considerato come promozione di una società civile veramente democratica, di una comunità di persone che sappia riconoscere nella persona umana il fondamento del suo costituirsi e del suo funzionare. Una polis democratica, cioè, formata da cittadini responsabili e da corpi intermedi che in essa trovino il terreno favorevole per esprimersi e per operare, per rinascere e crescere. I profondi, rapidi e complessi mutamenti territoriali, sociali, culturali ed economici che, a seguito del sisma dell’aprile scorso, hanno sconvolto il territorio impongono ora infatti a tutta la pubblica amministrazione un salto di qualità nei percorsi di coinvolgimento dei cittadini nel funzionamento del sistema democratico e nel processo di ricostruzione.

Si parla sempre più spesso a questo proposito di partecipazione della società civile e dei cittadini alle politiche pubbliche.

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La sfida è determinata in particolare dall’evolversi delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, della società della conoscenza e del contesto normativo, con l’affermazione di diritti come quelli all’informazione, alla formazione e alla cittadinanza. Perché a L’Aquila sembra ora indispensabile raccogliere questa sfida? Perché la città deve necessariamente rinascere e per farlo ha bisogno della collaborazione e del coinvolgimento di tutta la comunità verso comuni obiettivi di interesse generale. Andare in questa direzione significherebbe innanzitutto, su un piano relazionale, rafforzare quel senso di identità, appartenenza e co-responsabilità già più volte dimostrato dai cittadini e favorire dialogo ed empatia tra gli attori e, conseguentemente, maggiore legittimazione e fiducia. Su un piano organizzativo-gestionale svilupperebbe capacità, competenze e conoscenze delle persone coinvolte, evidenziando gli aspetti prioritari su cui concentrare le risorse. Su un piano professionale introdurrebbe strumenti e modalità di aggiornamento professionale sull’organizzazione del lavoro, qualificherebbe risorse umane interne e offrirebbe occasioni di lavoro alle nuove generazioni per l’animazione di percorsi partecipati.

Da non sottovalutare anche i vantaggi di lungo periodo su un piano culturale: un rinvigorimento dei processi democratici locali, un ampliamento della conoscenza dei temi oggetto di discussione, un investimento sul capitale umano-sociale, verso una maggiore informazione, educazione, formazione e consapevolezza sui problemi e le possibili soluzioni in un’ottica di valorizzazione della diversità socio-culturale e di sviluppo sostenibile.

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È quindi necessario porsi degli obiettivi raggiungibili e intermedi. Il processo partecipativo passa infatti attraverso diverse fasi in cui il livello di coinvolgimento varia in maniera crescente. È auspicabile innanzitutto che la collettività venga informata su quello che sta accadendo, per assicurare nell’analisi dei problemi, alternative, opportunità e soluzioni. In secondo luogo può essere coinvolta nel fornire una risposta sull’analisi, le alternative e le decisioni stesse. In terzo luogo può subentrare la collaborazione/progettazione partecipata vera e propria, in cui gli attori sono coinvolti nei vari aspetti della decisione e delle modalità di realizzazione, fino ad arrivare ad innescare un vero e proprio processo di empowerment che favorisca un potere diffuso inteso come capacità e responsabilizzazione nel progettare e gestire decisioni e progetti.

La trasparenza, la circolazione delle informazioni, la comunicazione, l’ascolto, la rendicontazione -in questa cornice- anziché essere considerati dei concetti astratti, si concretizzerebbero ogni giorno, attraverso un reale processo di sussidiarietà verticale e orizzontale, nelle piccole e grandi decisioni che accompagneranno il percorso cittadino di ricostruzione e rinascita.

Fabrizia Petrei(*)

(*) Dott.ssa in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica

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