Il piano C.A.S.E. stravolge il territorio

Da “Il capoluogo”, 4 agosto 2009
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“Come ampiamente previsto e temuto, la mirabolante epopea messa in atto dal Governo tramite la Protezione Civile sta per aggiungere al danno anche la beffa: il piano C.A.S.E. stravolgerà per sempre il territorio aquilano, consumando un’enorme quantità di territorio e cambiando irreversibilmente il volto della città con insediamenti permanenti inutili e costosi; ma è in arrivo anche la beffa, con migliaia di aquilani senza un tetto sulla testa in autunno, e per i quali, se non si troveranno soluzioni alternative, il rientro in città rischia di avvenire chissà quando”.
Lo ha detto il Segretario provinciale L’Aquila PRC-SE  Fabio Pelini.

“La mancanza di alloggi -ha continuato Pelini-, come da copione, sta già generando una guerra tra poveri, dove gli stessi che fino a qualche anno fa consideravano gli studenti universitari fuori sede una iattura o nella migliore delle ipotesi mucche da mungere, ripropongono il medesimo cliché identitario ed isolazionista declinato nel sempre comodo spot “L’Aquila agli aquilani”. Insomma, invece di contestare l’inettitudine di Governo e Protezione Civile che avevano assicurato una casa per tutti “entro settembre”, questi valorosi paladini della purezza aquilana giocano la carta populista, mettendo gli ultimi contro i penultimi, terremotati “forestieri” contro terremotati aquilani”.

case_reali“A rafforzare la tendenza in atto -ha aggiunto il Segretario provinciale PRC-SE – il vice di Bertolaso de Bernardinis si accorge solo ora che non ci saranno case per tutti (“Nessuno si sogna minimamente di pensare di mettere semplicemente nelle case in costruzione i terremotati, perché quelle in costruzione non sarebbero sufficienti”) e che la domanda di abitazioni fortemente superiore all’offerta sta innescando fenomeni speculativi sugli affitti al limite dello sciacallaggio (fino a 1300 euro mensili richiesti a Tornimparte per un appartamento!). Per non parlare della ricostruzione, che non è ancora iniziata perché fumose e poco chiare le procedure e l’accesso ai fondi per la riparazione degli edifici classificati A, B e C, senza considerare quelli E ed F. Si ricorda il dott. de Bernardinis quando Bertolaso quasi scherniva chi osava sollevare critiche al piano C.A.S.E.?”

“Di fronte all’emergenza, aggravata da un tale fallimento -ha concluso Pelini- è necessario dare concretezza immediata a due proposte imprescindibili per dare un tetto a tutti i cittadini in tempi brevi:
1) Requisizione da parte della protezione civile degli alloggi invenduti (circa 3.000) e in ultimazione agibili da concedere alla cittadinanza secondo il piano della protezione civile nazionale per la sistemazione in affitto, regolarmente remunerata dallo Stato;
2) Messa a disposizione da parte di comune e protezione civile di container e casette in legno completamente removibili, da concedere in comodato d’uso e da collocare su aree mirate e collettive”.

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1 Response to “Il piano C.A.S.E. stravolge il territorio”


  1. 1 Giovanni Panichi 5 agosto 2009 alle 09:29

    L’Articolo preso da ‘La Repubblica’ è del 1 AGOSTO.
    Non è solo sul piano CASE che si fanno affari.

    Bagni chimici, noleggio d’oro

    L’AQUILA – Nella grande tendopoli di piazza d’Armi ne sono rimasti 32. Ad Assergi, piccola tendopoli, ce ne sono 3. A Murata Gigotti ce ne sono ancora sei. Sono i gabinetti chimici, quei casotti di metallo e plastica che appaiono in tutta Italia in occasione di grandi raduni o concerti, e anche in emergenze come quelle del terremoto. La protesta parte proprio da Murata Gigotti. “Quando per la nostra mensa chiediamo carne di vitello o di agnello, ci dicono: è troppo cara, possiamo darvi il pollo, il tacchino o lo spezzatino di manzo. Rispamiare sul cibo va bene, ma poi vedi buttare via i soldi come se niente fosse.

    Tenere i bagni chimici oggi è proprio uno spreco. Nei primi giorni, giustamente, ne hanno messo una lunga fila. Sono arrivati poi i blocchi con bagni e docce ma questi 6 bagni chimici sono rimasti. Non si sa bene perché, visto che nessuno li usa più. E vengono puliti quattro volte al giorno”. Sono strani, i prezzi del terremoto. Un gabinetto chimico Sebach costa infatti come un’auto a noleggio.

    “All’inizio, con un appalto europeo – spiega Angelo Borrelli, direttore dell’ufficio amministrazione della Protezione civile – ne avevamo fatti arrivare 4.000, poi il numero si è fortemente ridotto. Il noleggio costa 19,50 euro al giorno, con una pulizia. Ma noi, per motivi di igiene, abbiamo chiesto altre tre pulizie quotidiane e ognuna di queste costa 15,50 euro. Con l’Iva, si superano gli 80 euro”. Secondo lo stesso dirigente, un pasto servito da una cucina da campo in una tendopoli costa “fra i 4 e i 5 euro”. Non serve la calcolatrice per capire che un solo bagno chimico costa in un giorno come il pranzo o la cena di almeno 16 persone, o come la pensione completa per 2 persone in un hotel della riviera abruzzese.

    I gabinetti che rendono come slot machine non vogliono proprio scomparire. “Qui in piazza d’Armi abbiamo lasciato questi trentadue bagni chimici accanto alle tende che sono lontane dai blocchi con bagni con acqua. Altrimenti di notte magari c’è chi si arrangia in altro modo”. Del resto il terremoto, che è disperazione per tanti, per alcuni diventa business. “Per l’assistenza ai terremotati – dice Angelo Borrelli – continuiamo a spendere 3 milioni al giorno”.

    Qualche conto è stato fatto, altri se ne faranno nei prossimi giorni. “Per quanto riguarda le cucine da campo, le derrate vengono chieste al Com, il Centro operativo misto che passa poi la fattura al Comune e questi chiede il rimborso al dipartimento della Protezione civile. E’ un giro lungo e solo adesso le fatture stanno arrivando nei nostri uffici. I conti sono completi solo per la prima fase dell’emergenza. Dal 6 al 19 aprile – quando non c’erano le cucine da campo, per il catering abbiamo speso 1.062.000 euro, servendo 95 mila colazioni, 110 mila pranzi, 112 mila cene. Per i bagni chimici, nella prima fase, abbiamo speso 21 milioni di euro. Due milioni per 6.000 condizionatori da mettere nelle tende”.

    Altre spese sono in arrivo. Per le 27 scuole con struttura in acciaio c’è una gara in corso, con una spesa prevista di 57.918.000 euro. La maggior parte degli sfollati è in hotel, e per loro dal 6 aprile al 30 giugno sono stati spesi 50 milioni di euro. Non sono stati facili, questi mesi di vacanza forzata. “Un conto – dice Lorenzo Alessandrini, il funzionario della Protezione incaricato di seguire gli sfollati in hotel – è gestire per 15 giorni delle persone felicemente in vacanza, altro conto è invece ospitare per mesi persone toccate dalla disgrazia”.

    C’è chi non si è accontentato dei soldi garantiti dallo Stato. C’è chi ha servito cibi scaduti, chi ha fatto pagare l’aria condizionata… Non facile è stata ed è la convivenza fra i “signori dell’Aquila” e gli altri clienti. All’hotel Bellavista di Roseto, ad esempio, i terremotati fanno colazione in una sala “riservata”. “Si trovano meglio così, fanno gruppo”, spiegano in direzione. Fino al 16 maggio si presentavano con 1 euro in mano nella sala dei clienti “normali” per avere un caffè espresso non servito nella loro sala. “Nella nuova convenzione – dice Lorenzo Alessandrini – abbiamo scritto che il caffè espresso è compreso. Le sale isolate sono state messe da quegli albergatori che non sono stati capaci di gestire la convivenza”.

    Su 200 chilometri di costa ci sono oggi 18.000 persone in hotel, villaggi turistici, bed&breakfast e 10.000 in appartamenti. Il costo medio – pagato dalla Protezione ogni 15 giorni – è di 40 euro al giorno. Ma in un tre stelle si arriva a 55 euro, il 10% in più nei dodici 4 stelle convenzionati. “Il mio giudizio sugli albergatori abruzzesi – dice l’uomo della Protezione – è comunque positivo. I problemi più seri sono arrivati a metà maggio, quando sono cominciati i primi ponti e gli hotel chiedevano di “liberare le stanze” e anche in fretta. Poi quasi tutti hanno capito che non era il caso di rifiutare questa azione di solidarietà, del resto ben remunerata. Per evitare equivoci – come quello del caffè espresso – abbiamo scritto tutto”.

    Per la prima colazione si ha diritto a fette biscottate, pane, dolci (croissant, crostate, biscotti…) marmellate, latte, caffè, succhi. Per pranzo e cena un primo e un secondo piatto a scelta fra due proposte, un contorno, frutta o dolce, mezza minerale, un quarto di vino della casa, caffè. Si precisa – in molti casi è necessario – che debbono essere garantiti “decoro, cortesia ed educazione del personale”.

    Gli aiuti spontanei sono finiti ormai da tempo. Ma da molto lontano arriva ciò che è stato spedito due e tre mesi fa. Come l'”ospedale da campo” mandato da un americano a Paganica. “Parte del grande tendone – spiega la capo campo Barbara Toccaceli – è diventato un’osteria, rinfrescata da potenti condizionatori”. In una saletta ci sono alcuni lettini per chi è colpito da colpi di calore, nella sala più grande i tavoli per una briscola a una temperatura degna della cima del Gran Sasso. Accanto alla porta resta la scritta: “Ospedale”. Che serve soprattutto ad evitare, causa il caldo, il ricovero in un vero ospedale.
    Bagni chimici, noleggio d’oro
    quanto un pasto per 16 persone

    La tendopoli dell’Aquila

    L’AQUILA – Nella grande tendopoli di piazza d’Armi ne sono rimasti 32. Ad Assergi, piccola tendopoli, ce ne sono 3. A Murata Gigotti ce ne sono ancora sei. Sono i gabinetti chimici, quei casotti di metallo e plastica che appaiono in tutta Italia in occasione di grandi raduni o concerti, e anche in emergenze come quelle del terremoto. La protesta parte proprio da Murata Gigotti. “Quando per la nostra mensa chiediamo carne di vitello o di agnello, ci dicono: è troppo cara, possiamo darvi il pollo, il tacchino o lo spezzatino di manzo. Rispamiare sul cibo va bene, ma poi vedi buttare via i soldi come se niente fosse.

    Tenere i bagni chimici oggi è proprio uno spreco. Nei primi giorni, giustamente, ne hanno messo una lunga fila. Sono arrivati poi i blocchi con bagni e docce ma questi 6 bagni chimici sono rimasti. Non si sa bene perché, visto che nessuno li usa più. E vengono puliti quattro volte al giorno”. Sono strani, i prezzi del terremoto. Un gabinetto chimico Sebach costa infatti come un’auto a noleggio.

    “All’inizio, con un appalto europeo – spiega Angelo Borrelli, direttore dell’ufficio amministrazione della Protezione civile – ne avevamo fatti arrivare 4.000, poi il numero si è fortemente ridotto. Il noleggio costa 19,50 euro al giorno, con una pulizia. Ma noi, per motivi di igiene, abbiamo chiesto altre tre pulizie quotidiane e ognuna di queste costa 15,50 euro. Con l’Iva, si superano gli 80 euro”. Secondo lo stesso dirigente, un pasto servito da una cucina da campo in una tendopoli costa “fra i 4 e i 5 euro”. Non serve la calcolatrice per capire che un solo bagno chimico costa in un giorno come il pranzo o la cena di almeno 16 persone, o come la pensione completa per 2 persone in un hotel della riviera abruzzese.

    I gabinetti che rendono come slot machine non vogliono proprio scomparire. “Qui in piazza d’Armi abbiamo lasciato questi trentadue bagni chimici accanto alle tende che sono lontane dai blocchi con bagni con acqua. Altrimenti di notte magari c’è chi si arrangia in altro modo”. Del resto il terremoto, che è disperazione per tanti, per alcuni diventa business. “Per l’assistenza ai terremotati – dice Angelo Borrelli – continuiamo a spendere 3 milioni al giorno”.

    Qualche conto è stato fatto, altri se ne faranno nei prossimi giorni. “Per quanto riguarda le cucine da campo, le derrate vengono chieste al Com, il Centro operativo misto che passa poi la fattura al Comune e questi chiede il rimborso al dipartimento della Protezione civile. E’ un giro lungo e solo adesso le fatture stanno arrivando nei nostri uffici. I conti sono completi solo per la prima fase dell’emergenza. Dal 6 al 19 aprile – quando non c’erano le cucine da campo, per il catering abbiamo speso 1.062.000 euro, servendo 95 mila colazioni, 110 mila pranzi, 112 mila cene. Per i bagni chimici, nella prima fase, abbiamo speso 21 milioni di euro. Due milioni per 6.000 condizionatori da mettere nelle tende”.

    Altre spese sono in arrivo. Per le 27 scuole con struttura in acciaio c’è una gara in corso, con una spesa prevista di 57.918.000 euro. La maggior parte degli sfollati è in hotel, e per loro dal 6 aprile al 30 giugno sono stati spesi 50 milioni di euro. Non sono stati facili, questi mesi di vacanza forzata. “Un conto – dice Lorenzo Alessandrini, il funzionario della Protezione incaricato di seguire gli sfollati in hotel – è gestire per 15 giorni delle persone felicemente in vacanza, altro conto è invece ospitare per mesi persone toccate dalla disgrazia”.

    C’è chi non si è accontentato dei soldi garantiti dallo Stato. C’è chi ha servito cibi scaduti, chi ha fatto pagare l’aria condizionata… Non facile è stata ed è la convivenza fra i “signori dell’Aquila” e gli altri clienti. All’hotel Bellavista di Roseto, ad esempio, i terremotati fanno colazione in una sala “riservata”. “Si trovano meglio così, fanno gruppo”, spiegano in direzione. Fino al 16 maggio si presentavano con 1 euro in mano nella sala dei clienti “normali” per avere un caffè espresso non servito nella loro sala. “Nella nuova convenzione – dice Lorenzo Alessandrini – abbiamo scritto che il caffè espresso è compreso. Le sale isolate sono state messe da quegli albergatori che non sono stati capaci di gestire la convivenza”.

    Su 200 chilometri di costa ci sono oggi 18.000 persone in hotel, villaggi turistici, bed&breakfast e 10.000 in appartamenti. Il costo medio – pagato dalla Protezione ogni 15 giorni – è di 40 euro al giorno. Ma in un tre stelle si arriva a 55 euro, il 10% in più nei dodici 4 stelle convenzionati. “Il mio giudizio sugli albergatori abruzzesi – dice l’uomo della Protezione – è comunque positivo. I problemi più seri sono arrivati a metà maggio, quando sono cominciati i primi ponti e gli hotel chiedevano di “liberare le stanze” e anche in fretta. Poi quasi tutti hanno capito che non era il caso di rifiutare questa azione di solidarietà, del resto ben remunerata. Per evitare equivoci – come quello del caffè espresso – abbiamo scritto tutto”.

    Per la prima colazione si ha diritto a fette biscottate, pane, dolci (croissant, crostate, biscotti…) marmellate, latte, caffè, succhi. Per pranzo e cena un primo e un secondo piatto a scelta fra due proposte, un contorno, frutta o dolce, mezza minerale, un quarto di vino della casa, caffè. Si precisa – in molti casi è necessario – che debbono essere garantiti “decoro, cortesia ed educazione del personale”.

    Gli aiuti spontanei sono finiti ormai da tempo. Ma da molto lontano arriva ciò che è stato spedito due e tre mesi fa. Come l'”ospedale da campo” mandato da un americano a Paganica. “Parte del grande tendone – spiega la capo campo Barbara Toccaceli – è diventato un’osteria, rinfrescata da potenti condizionatori”. In una saletta ci sono alcuni lettini per chi è colpito da colpi di calore, nella sala più grande i tavoli per una briscola a una temperatura degna della cima del Gran Sasso. Accanto alla porta resta la scritta: “Ospedale”. Che serve soprattutto ad evitare, causa il caldo, il ricovero in un vero ospedale.
    Jenner Meletti – La Repubblica
    (1 agosto 2009)

    (1 agosto 2009)


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