10 domande a…

di Adriano Di Barba

Visto che Berlusconi è abituato a non rispondere e quindi non mi aspetto che possano essere prese in considerazione da lui, propongo di rivolgere a Bertolaso alcune domande su quanto è avvenuto e sta avvenendo nella gestione della emergenza e della cosiddetta “ricostruzione”.
Credo che potrà essere utile a formare un bel pacchetto di questioni se, anche altri, aggiungeranno quesiti a quelli che propongo di seguito:

1 – Perché non vengono rese note le “strategie” che sottendono alle azioni intraprese dalla Protezione civile? Forse, conoscendole seppur non condividendole, i cittadini potrebbero sentirsi maggiormente coinvolti nel “processo”, potrebbero sentirsi maggiormente rassicurati sul giusto procedere delle azioni di cui vedono solamente gli effetti a posteriori, potrebbero, infine, decidere di attivarsi con più rinnovato spirito di partecipazione.

2 – Perché, da quando sono iniziate le verifiche nella Zona Rossa del centro storico dell’Aquila, non vengono più fornite le percentuali di abitazioni in base al danno riportato, mentre, finché si ispezionava la periferia, il valore delle case agibili, che veniva pubblicizzato quotidianamente, era di circa il 50%?

3 – Perché non viene gradualmente allentato lo stato di blindatura militare del centro storico, man mano che procedono gli interventi di messa in sicurezza delle strade d’accesso?

4 – Perché non è dato di sapere il criterio con cui vengono eseguiti gli sgomberi e le rimozioni delle macerie, la articolazione del sistema di raccolta dei rifiuti, l’organizzazione dei siti di stoccaggio, i criteri di selezione, catalogazione e custodia degli elementi architettonici di pregio?

5 – Perché non vengono resi noti i dati demografici relativi alle tendopoli e alle sistemazioni di emergenza, articolati per classi d’età e condizione lavorativa, in modo che sia possibile comprendere le effettive necessità di servizi pubblici, abitazioni, ecc.?

6 – Perché non vengono resi noti dati demografici pre- e post- terremoto relativi alla composizione sociale della popolazione, con riferimento particolare alla presenza di cittadini extra-comunitari?

7 – Perché è preclusa in concreto, per chi l’abbia, la possibilità di intervenire direttamente, con l’ausilio di tecnici e maestranze di propria fiducia, alla messa in sicurezza delle proprie abitazioni, con interventi mirati di rimozione delle parti pericolanti, puntellamenti e coperture, al fine di limitare ulteriori danni e degrado?

8 – Perché non vengono rese pubbliche tutte le informazioni tecniche, contrattuali e amministrative degli insediamento c.a.s.e. (Bandi di gara, contratti d’appalto, progetti, piani di sicurezza, DURC delle Imprese appaltatrici e subappaltatrici, depositi di documentazione presso Uffici tecnici di controllo, relazioni geologiche, nominativi dei Responsabili del procedimento, progettisti, direttori dei lavori, coordinatori della sicurezza, collaudatori (tutte figure che devono essere nominate prima all’avvio dei lavori)?

9 – Perché il premier, e di conseguenza gli inviati della stampa che seguono le sue visite periodiche, si reca esclusivamente a Onna e Bazzano, trascurando gli altri centri che sono stati altrettanto danneggiati (Roio, Coppito, Tempera, Camarda, Fossa, Poggio Picenze…..), ingenerando nell’opinione pubblica, specialmente quella “televisiva”, la convinzione che, in realtà il terremoto sia “tutto lì” e che la “ricostruzione” sia in pieno svolgimento?

10 – Perché non vengono diffuse notizie sulla destinazione che è stata data e che viene data ai beni artistici e culturali “mobili” che sono stati ricoverati e vengono custoditi presso altre strutture, in regione e altrove?

Chi altro ha domande da fare?

4 Responses to “10 domande a…”


  1. 1 Giorgina Cantalini 21 luglio 2009 alle 08:03

    Aggiungerei: di quante abitazioni c.a.s.e. esattamente è stata avviata la costruzione e quindi a quante persone si prevede di dare alloggio? Qual è il rapporto numerico tra posti letto che si creeranno e l’effettivo numero di persone rese senza tetto dal terremoto?

  2. 2 Massimiliano 21 luglio 2009 alle 12:42

    Godranno di agevolazioni fiscali concrete gli abitanti dell’Aquila e dei centri colpiti? Dovranno veramente versare al 1 gennaio 2010 tutto l’irpef e le altre tasse?
    Quali concrete agevolazioni fiscali verranno concesse alle aziende?
    A che punto è il discorso zona franca?
    Quale sarà la futura mission del territorio aquilano, la sua vocazione(universitaria, turistica, strategica per il settore farmaceutico-ricerca)?
    Come si vuole agire per dare una sistemazione alla popolazione studentesca e far ripartire l’Università?

  3. 4 adriano 25 luglio 2009 alle 16:07

    pubblico il commento ricevuto dal nostro amico Paolo Pacitti (RAI NEWS 24): Caro Adriano, non so se hai avuto modo di seguirci, ma anche questa settimana sono andati in onda due speciali sulla vita nelle tendopoli. Li ha fatti un ragazzo dell’Aquila, anche lui sfollato. Un bel lavoro, non c’è che dire. Mi dispiace solo che non sia potuta intervenire Stefania Pezzopane, con la quale conto di rifarmi vivo la prossima settimana. Come vedi forse sono rimasto l’ultimo dei mohicani. E la qual cosa mi deprime un po’. Ho avuto altre immagini del centro storico, quelle di Palazzo Carli, del quartiere di San Pietro, un’altra bella stretta al cuore. Anche per quello che ho visto nel vostro blog. Molto bello. Mi ha colpito molto l’idea di “Una città, 99 ricordi”. E’ sconvolgente vedere che affetto, che amore c’è per L’Aquila. Non fanno una piega le tue 10 domande. Sono quelle che tutti i cittadini si fanno e che nessun politico osa rivolgere a chi oggi ha in mano i destini del Quattro cantoni e delle zone circostanti. Dirò al mio amico Giuseppe D’Avanzo che la moda di non dare risposte a chi le chiede legittimamente è quasi diventata una pandemia. In testa ho l’idea di far vedere ancora la zona rossa, credo sia un diritto per tutti quelli che lontano dal loro cuore sono costretti a vedere la loro città solo in cartolina……


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